THE ZEN CIRCUS – Vivi si muore 1999-2019 (Woodworm/La Tempesta)  

Anche a voler fare i progressisti a tutti i costi il pezzo portato a Sanremo dagli Zen Circus era davvero poca cosa. Rivoluzionario solo nella misura in cui potrebbe essere davvero innovativo sovvertire le classiche rime sanremesi o abolire un ritornello e chiudendo tutto con un finale corale strappato alla Catene dello scorso anno che a sua volta lo strappava a Figlio di puttana di dieci anni prima e via così.

Noiosi come gli altri, insomma.

Solo un po’ più belli da guardare, anche se attraverso le spade sguainate delle guardie svizzere della musica indie levate in loro onore.

Di quel popolo di strenui difensori di quella che una volta, prima che trovasse il modo per penetrarvi e ambire a loro volta al trono, veniva considerata musica “alternativa” gli Zen Circus sono ormai da anni venerati al pari di bovini sacri. Esattamente da quando, prima tentennando e poi in maniera risolutiva, hanno svoltato verso la lingua italiana, come da tradizione ormai consolidata (vedi alla voce Afterhours). Il taglio col passato è diventato così via via più profondo, tanto da tenerlo ben nascosto anche in questo Vivi si muore, fatto salvo per l’omaggio a fine scaletta al loro debutto, negli anni in cui si divertivano a fare le boccacce alle Violent Femmes e a farle talmente bene da riuscire a coinvolgere Brian Ritchie in persona per la realizzazione di Villa Inferno.

Questa raccolta celebrativa ci ricorda di quante canzoni degli Zen Circus abbiamo cantato in venti anni e di quanto molte di queste, soprattutto quelle che hanno sposato il gusto dilagante per la mezza parolaccia e la mezza imprecazione (ma anche quelle che abusano della consueta ovvietà di voler fornire un identikit sociale della propria giovinezza ben sapendo quanto questo abbia dei tratti comuni, condivisibili, sentiti, generazionali che ben fungono da furbo “specchio emozionale” per gli ascoltatori), siano diventate di pubblico dominio.

Canzoni che ho visto cantare in coro in piazza a Faenza proprio nel giorno in cui il mio piccolo sito veniva riconosciuto come il miglior blog personale dell’anno e a cui quindi anche io ho legato qualche bel momento della mia vita.

Canzoni contro qualcosa o qualcuno, come quelle di Alberto Fortis che nel frattempo sono state dimenticate. Perché la nostra memoria ha sempre bisogno di essere rieducata. Anche quella degli Zen Circus, che nel frattempo sembrano si siano dimenticati del tutto di D.Boon e del suo fantasma.

 

                                                                                               Franco “Lys” Dimauro

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