SLEAFORD MODS – Eton Alive (Extreme Eating) 

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Onestamente i consensi raccolti dagli Sleaford Mods in Italia, dove il livello medio di comprensione delle lingue straniere è di poco inferiore a quello di conoscenza della grammatica italiana (quindi viaggiamo non oltre la soglia di 4/10), mi lascia perplesso.

Ben venga, per carità, ma ho l’impressione (sono in cattiva fede oltre che in cattività) che in molti casi si tratti di un hype di facciata. Teoricamente non ci sono motivazioni che possano giustificarlo: i loro live sono tra le cose più noiose della storia (un tizio che parla, tanto, in una lingua di cui noi afferriamo due parole su dieci e un altro con le mani in tasca che ogni tanto gli passa una birra), musicalmente il loro impatto si auto-estingue al terzo brano e non sono per nulla alla moda ne’ nel look ne’ tantomeno nell’ideologia di cui si fanno portavoce (questo vale per chi riesce magari seguendole sulla copertina che le riporta, e non è questo il caso, ad afferrare le liriche delle loro canzoni).

Sono certo che calorosa e ossequiosa accoglienza verrà riservata anche a questo loro nuovo Eton Alive. E io sono felice per loro perché quella del duo di Nottingham è una delle proposte più sincere degli ultimi anni. Sincere e di confine.

La terra calpestata è sempre quella di un crossover urbano circondato da mura di elettronica tenuti assieme da sincopi funk, bassi dark-wave, pattern figli del motorik e della disco teutonica che assumono una forma scheletrica, atrofica e molto politicizzata dei Prodigy (Kebab Spider) o una altrettanto illogica e allegorica creatura metà Bauhaus e metà Fall (Firewall) oppure metà Gang Starr e metà Cure (Top It Up). Ed è una terra piena di ciottoli ed erbacce, di graffiti e bottiglie di alcolici dove qualcuno ha pisciato dentro.

Eton Alive, che piaccia a tanti oppure no, conferma gli Sleaford Mods come piccolo elemento di disturbo nella catena di montaggio della musica pop inglese.

Forse è il caso impariate l’inglese e che cominciate a fare a meno delle chitarre.

                                                                                               Franco “Lys” Dimauro