WIRE – Send (Pinkflag)    

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Quando torni nel posto da cui eri stato cacciato.

E ci torni per fare male.

Così suona Send dei Wire.

Che è un terzo That Petrol Emotion (Being Watched, ad esempio) e un terzo Ministry (In the Art of Stopping, sempre per esempio).

Il restante terzo sono i Wire, armati di spranghe.

I nuovi pezzi della band inglese suonano dritti come sfilassero via su un treno cyberpunk. Anzi, come fossero essi stessi quei vagoni.

Nice Streets Above, Comet, In the Art of Stopping, Mr. Marx’s Table, Read & Burn, Half Eaten viaggiano tutte così, meccaniche, fredde e traslucide, aggredendo le rotaie e gli audaci che stanno defecando a lato dei binari.  

Il ricompattamento delle “fila” dei Wire sembra quello rigoroso di un plotone militare più che quello di una band. E forse eccedono nel present-arm, finendo anche per mirare e sparare alla fantasia, quando questa passa.

Però Send è un disco senza compromessi, senza ammiccamenti, che non si struscia sulle gambe dei discografici come certi cagnolini di piccola taglia che hanno necessità di eiaculare. Send è un disco dei Wire giovani per la terza volta.

Noi qui, sventoliamo i nostri fazzoletti ben stirati mentre attendiamo che passino i loro vagoni.

                                                                                               Franco “Lys” Dimauro