BLACK NITE CRASH – Conflict of Disinterest (Neon Sigh) 

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Da sempre relegati nelle retrovie dello shoegaze nonostante aver scritto anni orsono una cosa monumentale come Falling Down, tornano sul mercato i Black Nite Crash. O meglio, torna quel che ne rimane, che nel frattempo tra le fila della band di Seattle c’è stato un fuggi-fuggi generale. Conflict of Disinterest, se non mi sono perso nulla, è il quarto album della band che muove le chitarre con la stessa lussuria di manovratori del rumore bianco come Black Rebel Motorcycle Club e Jesus and Mary Chain. Al pubblico che ama sguazzare in quelle piscine di distorsione aspettando di venire salvato all’occorrenza da una bella ciambella gonfia di ossigeno melodico, Conflict of Disinterest piacerà e piacerà anche tanto: pezzi come Heart of Stone, Here It Comes, All the Times I Never Slept, Somebody Kill Me, This Is Mine e la lunga, ripetitiva marcia di Bring It Down sono prigioni dalle spesse sbarre da cui è impossibile scappare. Anche perché fuggendo da lì, come accade nell’incerta Come Easy che sembra una di quelle orribili canzoni messe sulle stampelle dalle tante band che si proclamano ispirate ai Verve, si capisce che era meglio restare chiusi là dentro e stordirsi con i fischi degli ampli valvolari, fin che ci resta un po’ di udito da sacrificare per una giusta causa.     

                                                                       Franco “Lys” Dimauro

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