BODY COUNT – Body Count (Sire)  

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Metal da console per videogiochi.

Con tale contorno di spari, sirene e una pioggia di “fuck you”, “bitch” e “motherfucka” che se lo suoni in auto nei paesi anglosassoni devi abbassare il volume per non farti massacrare a calci da qualcuno. Però l’esordio nel mondo “bianco” dell’heavy metal per il rapper Ice-T è una di quelle merdate con cui puoi convivere per una mezz’oretta della tua vita, immedesimandoti in un mondo che magari non ti appartiene ma che per un po’ ti fa sentire tutto l’orgoglio di essere un malvivente che ha scelto di fare di necessità virtù, come quando guardavi i film sul Bronx e ti sentivi della gang anche tu. Mentre mangiavi i popcorn.

Body Count si abbatte come uno stereotipo dello stereotipo, con tutti gli assoloni del genere, i riffoni marci e la batteria che pesta come in un mortaio (Bowels of the Devil, Body Count’s in the House, KKK Bitch, There Goes My Neighborhood, Body Count Theme, Momma’s Gonna Die Tonight, Cop Killer, Evil Dick).

Il disprezzo dichiarato verso le divise e l’amore morboso per le esecuzioni sommarie scorrono lungo le vene del disco, dall’incipit che prevede l’uccisione di un “mangiaciambelle” fino alla cattivissima Cop Killer che verrà, in seguito all’indignata reazione di Tipper Gore (anche lui “vittima” delle attenzioni di Ice-T su KKK Bitch), completamente eliminata dalla scaletta per incitazione all’odio verso la Polizia di Los Angeles, all’epoca già sotto il mirino della comunità nera e di una frangia del giornalismo per il pestaggio di Rodney King.

Il risultato è un po’ fumettistico, come una versione gangsta e patologicamente omofoba dei peggiori Misfits o di certo punk cui piace flirtare più col metallo pesante che con quello arrugginito.

Comunque sia, che vi piaccia o meno, evitate di sputare su Ice “Motherfuckin’” T.

E continuate a mangiare i vostri popcorn.     

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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