GREEN ON RED – The Killer Inside Me (Mercury) 

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Dopo aver esplorato la campagna americana i Green on Red rientrano in città. E scelgono consapevolmente la strada più pericolosa. È l’America democratica e pluralista con un fucile sempre a portata di mano, non solo sotto il cuscino dei fuorilegge. L’America dalle notti pericolose, quella in cui il tramonto ti lascia augurandoti buona fortuna anziché buon riposo. La terra di nessuno che è stata promessa a tutti.

Dan Stuart canta di questo. Sgolandosi. Sputando sangue.

Come succede in No Man’s Land con la Dan che si allontana dal microfono e fa cenno agli altri di fermarsi e ripartire una, due, dieci, venti volte prima di portarla a termine in maniera adeguata e senza grumi di sangue misti a catarro in gola.

A volte gli viene in soccorso un coro gospel, probabilmente suggerito da Jim Dickinson che vuole dare al disco quel sapore sudista che la band ha scelto già prima di mettersi in macchina per raggiungere Memphis.  

Ma spesso sono le chitarre a sommergerlo, come autentiche tempeste di sabbia. Come nei minuti conclusivi della title-track dove le chitarre si sollevano come polvere, seccando la gola e bruciando gli occhi.

Nascondendo il killer alla nostra vista fino a quando non troveremo qualche motel lercio dove fermarci a fare pipì e troveremo un lembo di specchio dove poterci specchiare.

 

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro

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