VINICIO CAPOSSELA – Ballate per uomini e bestie (La Cùpa) 

Ballate per uomini e bestie è un disco sul Medioevo contemporaneo. Sui nuovi màrtiri e i nuovi patiboli, sulla nuova Inquisizione che è adesso tribunale pubblico dove ognuno gioca il ruolo di accusatore e di accusato, sulle nuove crociate, sui nuovi appestati e sui nuovi lazzaretti, sull’esigenza di mostrarsi che il nuovo regime sociale ci impone e sul bisogno di eremitaggio come scelta salvifica e purificatrice. Che è tuttavia un altro modo di puntare il dito, seppur da un punto di vista che si vorrebbe moralmente privilegiato. Da quel nido geograficamente situato in Irpinia il binocolo di Capossela usato anni fa per scrutare gli abissi mostruosi dell’oceano si trasforma in falange per indicare abissi altrettanto mostruosi.

Capossela nel nuovo disco si arrovella tra i versi, quelli gutturali e primigeni delle bestie e quelli umani del racconto tramandato, della storia parlata, dello scioglilingua, del dolore che prende forma di parola per appollaiarsi sul pentagramma sotto le sembianze di un corvo. Inoltrandosi in un bosco di caricature senza mai perdere la strada maestra che resta profondamente caposseliana.  

Un musical per i tempi bui, insomma. Anche in forma di giga o di cantico da trovatori, tanto per non lasciare dubbio sulle intenzioni. Ma anche in mille altre forme diverse, tanto che sull’undicesimo disco del cantautore irpino non c’è un brano che sia riconducibile ad un altro, cosa che invece gravava pesantemente sulla raccolta di “ballate” precedente. Ogni pezzo ha una sua maschera, un suo abito stravagante o una sua nudità. Bellissimo ad esempio Uro, vestito da Teho Teardo con cotta di maglia e pellame di mammuth o l’osceno e travolgente Testamento del porco. Bella la banda di paese che sfila su I musicanti di Brema e anche la nuda semplicità de Il povero Cristo, folk song vestita solo di una sindone consunta. Poi, certo, parte anche qualche sbadiglio. Che è roba concessa anche in epoca medievale e mentre leggi Il Decamerone.

E magari capita che ti pare brutto, visto che ormai Capossela anche se vestito di cenci è stato ammesso nei salotti televisivi e su quelle riviste dai fogli patinati che non sono buoni manco per pulirtici il culo, e allora soffochi lo sbadiglio. E allora le lacrime che trasmutano in liquido quello che non hai voluto emettere in aria finiscono per deformare Perfetta letizia in un’onirica versione dell’ahrarara dei Fichi d’India. E ti vergogni ancora di più.  

Fanco “Lys” Dimauro

                                                                        

Ballate-Per-Uomini-E-Bestie-album-cover.jpg

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