THE MADS – Turn Me Up / Strange Town (Area Pirata/Sexy Groove Rhythms) / LOS INFARTOS – El Narco Ritmo (Area Pirata) / CANNON JACK & THE CABLES – Primitivo / Big Bad Monkey Man (Area Pirata) / ROMA K.O. – Demo 1988 (Hellnation) / THE CRETINS – Haven’t Got a Clue (Dirty Water) / THE FLAMING SIDEBURNS – Soulshaking (Bad Afro)

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Tutti invitati al quarantesimo compleanno dei Mads. E come ad ogni festa di compleanno, a meno che non voglia fare l’imbucato, è d’uopo partecipare al regalo. La quota stavolta è di 8 Euro (gli amici e le amiche delle mie figlie chiedono di più) e in cambio vi portate a casa come ricordo uno dei sette pollici più belli dell’anno: un’originale e una cover dei Jam che scivolano via graffiando come pochi di questi tempi. Roba che se ne riconoscete l’aroma, allora di anni ne avete qualcuno in più di quelli che la band milanese festeggia con Turn Me Up e Strange Town del Sig. Weller. E se è davvero così, e se alla fine degli anni Settanta preferivate il punk più legato alle istanze mod di quello che preferiva giocare con le spillette da balia, allora fareste meglio a mettervi in casa questa roba qua. Non ve ne pentirete.

Non si sprecano i Los Infartos da Teramo, giunti solo al secondo singolo in quattro anni dimostrando che hanno di meglio da fare che realizzare dischi. Ma quando lo fanno, ti strapazzano a dovere.

El Narco Ritmo lo fa con quattro pezzi dove punk, garage e Hammond-beat sconfinano uno nell’altro. Attenti, che con l’età che galoppa il rischio di farvi venire un infarto lo correte davvero.

Cannon Jack & The Cables sono invece uno spin-off de Le Muffe. Goliardia demenziale figlia del rock and roll e del beat italiano che non arrivarono in classifica e attitudine garagistica da pianeta dei primati sono gli ingredienti che Gianluca Daghetti e compagni infilano dentro le due tracce del loro debutto. Robaccia che se la mettete su al primo appuntamento, finite la serata in compagnia di Federica, la mano amica.   

La romana Hellnation pesca invece nei liquami di Roma per tirare fuori questi sorci chiamati Roma K.O., attivi trenta anni fa nei locali della capitale ma di cui questo EP di quattro brani rappresenta l’unica, tardiva, testimonianza discografica. A dispetto del titolo, che ne spiega solo la fonte, almeno tre pezzi su quattro hanno una dinamica molto ma molto migliore di quella che possiate immaginare e che potrebbe indurvi maldestramente a scartarlo a priori. Quattro graffi(ti) della Roma che bruciava.

La Dirty Water mi manda invece una velina (non quella in carne ed ossa, purtroppo) con tanto di link per il debutto dei Cretins. E io, come un cretino, la apro trovandoci dentro una sola canzone (boh, io con questi cazzo di link ci capisco ancor meno dei post di Instagram dove in calce alla foto di un culo c’è un aforisma di Freud che nessuno leggerà ma che tutti applaudono). Haven’t Got a Clue è pero davvero un pezzone che merita di stare nella mia playlist personale di questo 2019, con le chitarre belle tirate su un classico giro proto-punk ed energia a profusione.

Quella che hanno dimenticato da qualche parte i Flaming Sideburns, che tornano dopo anni cagando un solo pezzo e comunicandomelo anche loro con un link che mi porta dritto dritto su SoundCloud e su Spotify, ovvero i due circoli polari dove va a morire il rock ‘n’ roll e dove meritate di morire anche voi che continuate a cliccarci sopra.

Soulshaking, presentato con una foto scattata proprio nella Brighton dei Cretins (più precisamente in quel vicolo che ora puzza di piscio e divenuto famoso per lo scatto di Jimmy poi immortalato sulla copertina dalla soundtrack di Quadrophenia) è preludio al loro album n° 5 previsto per il prossimo anno e onestamente mi pare solo un classico esercizio di stile a metà strada fra i Fleshtones e gli Sweatmaster di per sé non malaccio, non fosse che i Sideburns erano anni fa dei fuori classe e che adesso invece mi pare di vederli seduti tra i banchi, a tentare gli esami di recupero al corso serale per gli over 40.   

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro