RICOCHETS – Slo-Mo Suicide (Progress)  

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Un gigantesco kroken abita i mari della Norvegia. Un qualche mostro cresciuto pascendo tra i rifiuti riversati in quelle acque del Nord e che adesso simula una morte al rallenti cagando tonnellate di schiumosa merda garage, soul, rockabilly.

Slo-Mo Suicide dei Ricochets è disco prodigioso, al pari e forse più di tanti altri con cui la scena scandinava sta conquistando la tavola mondiale del Risiko marciando al suono di un rawk ‘n roll sboccato e sazio di lussuria. Un suono che spesso sembra sconfinare in quelle terre di sgomento abitate dai Gallon Drunk dove il rock ‘n’ roll si tinge di gotico e che all’improvviso si illumina però di mille luci che sembrano dover illuminare l’entrata in scena di una star del soul o della folle crew dei Motor City Five. Canzoni greve che all’improvviso diventano leggeri gabbiani beat pronti a svolazzare sulle acque così che ci pare difficile immaginare che la band che suona Our Love Goodbye sia la stessa che suoni Rebel Woman, o che quella di Slo-Mo Suicide o di So Far From Home sia la medesima di Fall Down Dead o quella capace di evocare lo spettro Third Bardo su Devil Inside, anche se a cavallo della carcassa di un cavallo imputridito. Se questa sia una loro forza o una loro debolezza o se sarà necessario ricucire quest’apparente schizofrenia sarà il tempo a rivelarlo. Per ora godiamoci questa tanica di liquame rock ‘n’ roll senza dover per forza fare ne’ i filosofi ne’ tantomeno i cartomanti.    

 

                                                                                               Franco “Lys” Dimauro