FEDERICO GUGLIELMI – Siberia (Hellnation libri) 

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I dischi sono amplificatori delle nostre emozioni. Non ci piove, anche se su alcuni di essi nevica.

Le celebrazioni dei dischi in qualche modo la misura della nostra vecchiaia.

Siberia, disco dentro cui nevicava tantissimo, misura 35 dei nostri anni.

Sfogliando questo libro che ce lo racconta in modo dettagliato, sembrano il doppio.

L’Italian Records, i Litfiba (QUEI Litfiba), Nicola Vannini, la Contempo, Rockerilla (QUEL Rockerilla), Ernesto De Pascale, la IRA di Pirelli, Ciao 2001, Alessandro Calovolo, Il Mucchio Selvaggio, VideoMusic.

Oppure, sembra ieri.

Perché è vero, assolutamente vero, quel che dice Bauman che noi ci adattiamo al tempo e ai tempi. Ma è altrettanto vero che il tempo si adatta a noi.

E così, facendocene beffe, possiamo immaginare che quel che leggiamo sia accaduto ieri. O ieri l’altro, se proprio non vogliamo gabbare oltre che lui anche noi. L’Italia che si metteva in linea con la musica inglese con l’ardita scommessa di adattare la new-wave alla lingua di Dante, anche lui guarda caso nato a Firenze come i Diaframma.

Siberia è il disco-simbolo di quel momento. Miro Sassolini ha appena preso il posto di Nicola Vannini e Alberto Pirelli decide di investire su di loro e di inaugurare con il loro album la sua nuova etichetta, perché ognuno è libero di suicidarsi come vuole. E invece Siberia è un suicidio fallito e il primo atto di una storia d’amore infinita: quello tra i Diaframma e il loro pubblico, sempre pronto a sostenere il gruppo anche quando questo diventa sempre più un affare privato di Federico Fiumani. Il libro di Guglielmi racconta, attraverso i protagonisti che ne presero in qualche modo parte, le vicende accorse ai Diaframma a monte e a valle di quel disco (anche “molto” a valle, con un doveroso spazio dedicato al Siberia rivisto e corretto della versione reloaded del 2016) tenendosene un po’ in disparte, senza dispensare punti di vista che non siano necessari alla narrazione. Un po’ lettore anche lui. E anche lui a guardare questo cuore appeso a sanguinare come la carcassa di un suino dal gancio di un macellaio.  

 

                                                                                               Franco “Lys” Dimauro