THE RACONTEURS – Help Us Stranger (Third Man)  

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Help Us Stranger è il disco che riconcilia Jack White col rock ‘n’ roll dopo lo strambo disco solista dello scorso anno.

Lo fa in maniera abbastanza prevedibile ma lo fa.

Perché il rock ‘n’ roll funziona un po’ come le tette: il ricordo delle prime ciucciate ci perseguiterà per tutta la vita, eleggendo quelle ghiandole ad ossessione perenne, nella ricerca inconscia di quel piacere primordiale. Ecco dunque Jack White tirare fuori le tette ed offrirci una di quelle poppate che possono saziarci occhi, mani e palato. Sa bene che quel che cerchiamo dentro un disco è, più o meno, uguale da almeno cinquant’anni: un’apoteosi di riff, qualche ballata che possa farci recuperare, senza disperderla, l’energia, qualche passaggio da mandare a memoria per celebrare solstizi ed equinozi come in una messa pagana, qualche genuflessione al prog e al folk (addirittura la Hey Gyp di Donovan sfigurata in uno stomp degno dei Quicksilver Messenger Service) per stemperare il ruggito hard-rock e quella sensazione che quelle tette sono lì per noi, pur nella consapevolezza che in realtà le divideremo con tantissimi altri fratelli di sangue e di latte. Perché il r&r è onanismo individuale ma anche orgia collettiva e tribale.

Help Us Stranger è candidato a rivestire questo ruolo, perseguendo in maniera egregia il suo scopo.

Pezzi come Sunday Driver, Live a Lie, Thoughts and Prayers, Bored and Razed, Don’t Bother Me, What’s Yours Is Mine, Shine a Light on Me dove echi di Led Zeppelin, MC5, Humble Pie, Gov’t Mule e Jethro Tull rimbalzano l’uno addosso all’altro diverranbo di pubblico dominio prima che voi mettiate il like a questa recensione.

A questo è destinato, Help Us Stranger.

Può sembrare retorico, e forse lo è.

Eppure…come dire no ad un bel paio di tette?   

 

                                                                                               Franco “Lys” Dimauro

 

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