BLAKROC – Blakroc (V2)  

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Farsi spaccare il culo dai neri.

Potete scriverlo nella funzione di ricerca di PornHub. Oppure, se state cercando di tracciare una storia dei Black Keys, nella cronistoria della loro carriera, scrivendolo a fianco dell’A.D. 2009.

È l’anno in cui il suono del duo di Akron sta virando dal blues dei primi anni verso una forma di black music sempre più contaminata. Ma il disco del crossover definitivo è quello partorito sotto il moniker Blakroc, quello capace di tirare fuori le viscere blues nascoste sotto gli addominali di gentaglia come il Wu-Tang Clan, Mos Def, Ludacris, Q-Tip e la ByrdGang.

Il disco che ne viene fuori è di quelli che possono facilmente scontentare entrambe le fazioni: quelle puriste del blues e quelle integraliste dell’hip-hop “2 turntables and a mic”. In genere quando avviene questa cosa, ovvero quando un disco passando tra la folla la disperde in due file di musi lunghi, il risultato piace a me.

E così avviene anche in questo caso.

Blakroc è uno dei migliori dischi di crossover del primo scorcio di secolo.

Canzonacce come Dollaz & Sense, Done Did It, Hard Times, Stay Off the F*%$#n’ Flowers, Ain’t Nothing Like You che sono piccoli tatuaggi blues sui muscoli di d’ebano dei musi neri chiamati a farcirle di parolacce e a conferirgli uno stile poco rassicurante da ghetto nero.

Akron si trasforma nella Bristol dei Massive Attack.

Nasce il gangsta-blues.  

 

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro

 

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