IL TEATRO DEGLI ORRORI – Dell’impero delle tenebre (La Tempesta Dischi)  

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Maestro? Maestro! Si accomodi, la prego! Possiamo incominciare?

Cinque-secondi-cinque di convenevoli. Ma è un invito ingannevole. Un invito da drughi.

Poi Pierpaolo Capovilla si infila due dita in gola e vomita un’invocazione che ha il sapore di una bestemmia: Mia Vergine Santissima, Immacolata Concezione! Non si era mai sentito niente del genere!

E ha ragione da vendere: una roba così non si era mai sentita. Un disco di debutto destinato a lasciare il segno. Di più: i segni.

Dell’impero delle tenebre è l’album che impone alla nostra lingua di confrontarsi, di sottomettersi al noise affetto da sindrome di Proteo di Shellac e Jesus Lizard.   

Ed è un atteggiamento, quello della sfida, della provocazione, che pervade tutto il lavoro. Dio e il Diavolo sono trattati alla pari di uomini e donne, complici delle loro nefandezze. Rifugi abbattuti per peccatori che non hanno più dimora spirituale dove rifugiarsi. Ignudi fra gli ignudi.

E così i protagonisti dei racconti di Pierpaolo Capovilla corrono tutti nudi.

Sanguinanti e nudi.

Colpevoli e nudi.

Cacciati dal cielo e dall’inferno. Perseguitati dal peccato e dalla tentazione, come i dannati di Dante. Così abituati a frequentare il raccapriccio e l’abominevole da non provarne più disgusto. 

C’è qualcosa di spietato, di assolutamente feroce dentro la musica de Il Teatro degli Orrori. Qualcosa che tocca le nostre viscere e che a volte le perfora. Qualcosa che ha a che fare con quel senso di rimorso che non riusciamo a provare e che tinge di porpora le nostre perversioni taciute. Qualcosa che bussa alle spalle della nostra mostruosità celata, che la riconosce ed è a sua volta riconosciuta.

Pure nelle tenebre in cui la costringiamo a vivere, per poter sfoggiare ogni giorno un sorriso che ne nasconda il ringhio che tutti abbiamo paura di sentire.

                                                                                    Franco “Lys” Dimauro