GRANT-LEE PHILLIPS – Nineteeneighties (Cooking Vinyl)  

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Grant-Lee è cresciuto con i nostri stessi eroi: gli Smiths, i Joy Division, Nick Cave, i Pixies, i R.E.M., i Cure. Decide di rivelarcelo nel 2006, suonando per noi alcune di quelle canzoni che gli hanno regalato un brivido, senza grosse pretese. Nineteeneighties ha il tono un po’ dimesso di quei dischi che sembrano fatti più per il piacere privato dell’autore che per profetizzare chissà quale rivoluzione. Chitarra acustica, un filo di armonica, un paio di strumenti ritmici poco ingombranti e la voce di Phillips che non è più quella di Fuzzy e di Mighty Joe Moon già da dieci anni e che però quando intona So. Central Rain, The Eternal o Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me ti sembra ancora di poter affrontare l’autunno semplicemente alzando il volume dello stereo, come se fosse una coperta di Linus fatta di legno, corde e tabacco.

Sono canzoni, versioni di canzoni, che non portano da nessuna parte se non dentro il tuo abissale autunno fatto di nostalgie che appartengono solo a te stesso ma che senti di poter condividere con Phillips che sta lì a suonarle per te, fermo in un angolo della stanza con una chitarra sulle gambe, senza fascisti da uccidere, senza muscoli o denti da mostrare, intorpidito come il volo di una mosca che si rifiuta di uscire di casa, accendendo una fiochissima luce su quegli anni sfavillanti di paradossali fari che sbiadiscono nella nostra memoria come piccole lucciole che stanno morendo senza che nessuno ne raccolga il volo con la carezza di una mano.   

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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