SUPERTRAMP – Breakfast in America (A&M)  

Il punk aveva tentato di ammazzarli tutti. Ma, nei fatti, non c’era riuscito.

Il prog rock era morto, tutto sommato, di morte naturale. Come era forse avvenuto per i dinosauri veri. L’antiparassitario spruzzato dai punk ne aveva solo accelerato il processo di putrefazione. Non appena scomparse dall’orizzonte le sagome dei C-123 usate per le docce di disinfestante il pomp-rock era tornato più forte e tenace di prima. Il culto per l’arrangiamento al limite del pacchiano, per il “tocco” virtuoso e per dischi concettuali fatti più col cervello che con lo stomaco si riprendeva la sua rivincita proprio alla fine degli anni Settanta, col trionfo di Pink Floyd, Queen, Alan Parsons Project e la definitiva affermazione mondiale dei Supertramp. Il loro disco dei record usciva nel 1979, con una copertina su cui i complottisti discepoli di Michael Moore avrebbero a lungo favoleggiato il secolo successivo, passando al microscopio e allo specchio quell’immagine dove, dall’oblò di un aereo di linea si ammirano le Torri Gemelle di Manhattan che si allungano su due lettere che, davanti ad uno specchio, si trasformano magicamente nella data del loro tragico abbattimento, avvenuto esattamente intorno alle 9 del mattino.

L’ora della colazione, per l’appunto.

Ma quel che affascina il pubblico all’epoca dell’uscita di Breakfast in America non erano certo queste pur inquietanti teorie postume. Quello che piaceva era l’appeal melodico delle canzoni che c’erano dentro, il loro elegante vestito di lamè (un piano Wurlitzer e un sax sornione, ma l’effetto era quello), quel falsetto che era tornato prepotente in discoteca coi Bee Gees e nel mondo del rock con le ugole potenti ed eunuche di Freddy Mercury e dei nuovi eroi del power-metal.

Con Breakfast in America i Supertramp smettevano fondamentalmente di trastullarsi con musiche elaborate (riservandosi solo uno spazio “libero” a chiusura dell’opera) e scendevano a patti col pubblico delle radio, generalmente di palato poco raffinato e facile da assoggettare, ieri come oggi, dandogli esattamente quello che si aspetta: canzoni ben arrangiate, bilanciate nella melodia e nei volumi, canzoni che non lo avrebbero sopraffatto ma lo avrebbero cullato senza traumi in ufficio, a casa, sull’auto, in metropolitana, dal barbiere o nella sala d’aspetto di un libero professionista o di un medico qualsiasi.

Canzoni rassicuranti come la crostata della nonna. Che le metti in auto e ti senti come sul divano di casa. Con tutte le comodità a portata di mano. Come un piccolo borghese.  

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

2 thoughts on “SUPERTRAMP – Breakfast in America (A&M)  

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...