TY SEGALL – First Taste (Drag City)

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Incontro più Ty Segall che i miei amici. Non sto esagerando.

Non dico per strada o al bar, dove peraltro non incontro neppure quegli altri, ma in questa sorta di mondo metafisico dove tutti ci siamo un po’ tutti rifugiati e nel quale, come in quello reale, la musica regna sovrana. Parlo del mio, ovviamente.

Negli ultimi due anni ho incrociato Ty una mezza dozzina di volte, compreso questo nuovo incontro con First Taste, nuovo disco in studio inciso a suo nome. E ogni volta è un incontro piacevole, mai scontato. Ogni volta Ty mi racconta alcune cose che, come accade un po’ con tutti, si è dimenticato di avermi già raccontato la volta precedente e ci aggiunge qualche aneddoto recente, inedito. In questo caso ad esempio la cosa totalmente nuova riguarda una pianta di ghiaccio. Ed è una storia talmente bella e “gelida” che decide di raccontarmela spegnendo l’amplificatore, perché le parole arrivino forti e avvolgenti, come una sciarpa calda che permetta a quell’albero di non perdere tutte le foglie. Avvolgendo anche me che ne ho perse così tante da non riuscire più a contarle e da non avere più neppure la forza di rinnovarle. Ecco perché quando arriva quella cosa a forma di abbraccio intitolata The Arms le mie difese sono così basse che quasi me la immagino vera, quella stretta amorevole.  

Il resto sono storie familiari. Cui però Ty Segall aggiunge qualche particolare prezioso. Piccoli strumenti desueti ad esempio, come il bouzouki, la cetra giapponese, il mandolino o strumenti a fiato che colorano e “gonfiano” ulteriormente il suo rock decadente, sporcandolo con una sorta di funky soffocato, un groove ritmico insistito che evoca certe perversioni no (Self Esteem, When I Met My Parents) e new wave (RadioThe FallWhatever) che alla fine si spengono nell’epica cavalcata in assenza di gravità di Lone Cowboys che è tutto quello che ci aspettavamo dai Love and Rockets una volta lasciata la stazione spaziale dei Bauhaus e che invece si trasformò in una delle missioni più fallimentari della storia moderna.

Ciao Ty. Bentrovato. Hai più rivisto i miei amici? Quelli che prima si sono rimpiccioliti come Alice in tante piccole figurine circolari sui social che poi si sono sbiadite al sole diventando come il tuo albero di ghiaccio?

 

                                                                                               Franco “Lys” Dimauro

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