THE PROCLAIMERS – This Is the Story (Chrysalis)  

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Un quarto di Everly Brothers, un quarto di Housemartins, un quarto di Tokens. E l’ultimo quarto riservato alla loro amata Scozia.

Questa, in sintesi, la ricetta dei Proclaimers. Anche se qui dentro incrocerete il Kingston Trio, Jackie Wilson, Paul Weller, Billy Bragg, Simon and Garfunkel, i Dexy’s Midnight Runners e tanti altri volti noti.

Chitarre acustiche e voci doo-wop, i gemelli Reid non hanno nulla a che vedere con gli omonimi fratelli Reid provenienti dalla stessa regione. Basta vederli in copertina, ben pettinati e occhialuti alla maniera di Buddy Holly per capire che qui si va a parare da tutt’altra parte rispetto alle fustigate noise di Jesus and Mary Chain.

This Is the Story sembra piuttosto fare tesoro della lezione di un trovatore contemporaneo come Billy Bragg e dei Jam a motori spenti (quelli di That’s Entertainment, per capirci) e con pochissimi strumenti di lavoro riesce a costruire una serie impressionante di canzoni fulminanti e incantevoli all’ascolto oltre che pungenti come pungiglioni d’ape. Declamate in modo così limpido ed epico che non sai mai se stanno parlando d’amore o di politica.

E invece se capisci qualche parola di inglese, anche se declinato con accento gaelico, sai benissimo che dietro il rifiuto d’amore di Throw the ‘R’ Away si nasconde la denuncia di un razzismo del tutto simile a quello che serpeggia in Italia, pur se geograficamente capovolto. Un nazionalismo tenace che i Proclaimers vestono con grazia fino a spingerci a schierarci con la loro idea, battendo mani e piedi al ritmo di The Joyful Kilmarnock Blues o ad intonare con tono solenne le piccole contee scozzesi elencate su Letter from America, come fossimo partigiani di una guerra che non ci appartiene ma per cui ci sentiamo di simpatizzare.

Franco “Lys” Dimauro

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