SALMO – Playlist (Sony Music)  

Meno arrabbiato e più consapevole delle sue capacità (artistiche ma anche carismatiche e di marketing), il buon Salmo mette in piedi il disco destinato a conquistare anche il pubblico dei bimbiminkia, in virtù dei featuring azzeccati e dei suoni a la page che tendono la “trap”pola per attirarli nella sua tela di ragno, fino a sfociare nel footwork ossessivo di Ora che fai?. E il disegno della copertina mi pare abbastanza eloquente e anche azzeccato.  

Il suo spirito hardcore non è però avvizzito, pur riadeguando il suo stile.  

Sa di essere nel mirino e non ha intenzione di scansarsi. Che è un po’ il ruolo imposto a tutti i rapper, di qualunque epoca e a qualsiasi latitudine. Ma sa anche che, dopo aver tastato il terreno, è il momento per tirare l’affondo e battere cassa, al flow di “suono solo per i soldi, vivo solo per il grano, solo per il cash” ostentando quell’ingordigia per il denaro che fa arricciare il naso a tanti puristi rockettari che inviterei volentieri a chiedere ad un qualunque gruppetto alternative o cantautore indie ad abbassare il proprio cachet e a girarmi la loro risposta, se mai la ricevessero. Ecco dunque spuntare le prime crepe in quel muro eretto dal rapper cagliaritano, quelle da cui possono sbocciare (e sbocciano) canzoni dai toni morbidi come Il cielo nella stanza (con lo zampino del team 2nd Roof, da tempo dietro il rap da classifica dei vari Guè Pequeno, Rocco Hunt, Gemitaiz) o Lunedì che servono per circuire il mercato degli adolescenti, evidentemente il nuovo target cui Salmo mira adesso spudoratamente, giocando ad evocarne i demoni come con una tavola Ouija e allo stesso tempo farsene beffe quando questi si siano manifestati.

Il resto è la solita orgogliosa manifestazione di appartenenza ad una tribù che nel giro di qualche anno si è presa tutto quello cui ambiva e che è riuscita a scardinare il mercato e a far invecchiare di colpo di almeno venti anni i soliti nomi del circuito musicale. Muovendo numeri da paura. Perché ormai “tutti sanno il nome”. Che piaccia o meno.

È la tribù che si sente a suo agio dentro quel mondo immenso e superficiale dell’età di internet, quello in cui puoi fluttuare senza soluzione di continuità da un sito porno ad un social, da un video musicale a un gioco virale, da una fake news ad una dichiarazione politica, da una chat ad un trailer di Netflix assegnando ad ogni clic del puntatore lo stesso valore, quasi sempre prossimo allo zero, appiattendo le coscienze e riducendo tutto ad una serie paritetica di hashtag, citazioni, richiami che sono mnemonici e sintattici, di costume o di tendenza ma mai realmente emozionali. Dove la curiosità è semplice gusto voyeuristico o al massimo presa di posizione fine a se stessa giustificata solo dal bisogno di esibizione. Così che quando Salmo cita Franco Micalizzi, il suo pubblico finisce per assorbirne il nome come semplice elemento metrico di assonanza sillabica ma senza sentire alcuna necessità di approfondirne la conoscenza. Di questo mondo onnivoro ma senza appetito e di questi tempi in cui tutti siamo connessi senza essere legati a nessuno Playlist legittima Salmo come uno dei rappresentanti più credibili, disinvolti e capaci, con pezzi come 90min, Perdonami, Stai zitto, Prega per me, Dispovery Channel destinati a fare da innesto per i candelotti di un disgusto che si risolve sempre più spesso in una misantropia e uno strisciante, tacito, subliminale mito del super-uomo che per nostra fortuna resta spesso difficile da decifrare anche a coloro che ne sono vittime.     

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro

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