GIOVANNI LINDO FERRETTI – Co.Dex (Black Out)  

Giovanni Ferretti si taglia le mani con la musica elettronica.

E sanguina.

Copioso sanguina.

Impreca e sanguina.

Co.Dex è il Ferretti costretto da Eraldo Bernocchi a recitare se stesso mentre le sue macchine gli stringono la gola, come era già successo al Raiz degli Almamegretta con Corpus, il Ferretti che declama mezze certezze sulla vita, a metà strada fra un comizio di piazza, l’altoparlante di un supermercato, la voce guida di una radio di partito.  

Il Ferretti esiliato dai compagni, orfano di progetti condivisi, rannicchiato come un monarca deposto dal trono e intento a raccontare di quel che i suoi occhi hanno visto o hanno bramato di vedere, mentre Bernocchi lancia uno, due, dieci, cento (Warum) o una pioggia (Codice) di coltelli attorno alla sua sagoma, costringendolo al riparo.

Della rurale bellezza dei C.S.I. non rimane nulla, ed è giusto che sia così. Semmai pare a volte un ritorno alle asprezze acerbe e artigianali dei primi CCCP, nonostante totalmente diverso sia il sillabario esposto e il meccano usato per alloggiarlo.

Co.Dex è un disco che riesce a dare fastidio, come un aculeo sulle nostre natiche agiate.

Come di qualcuno che avrebbe potuto adagiarsi sugli allori e invece ha scelto le ortiche.

 

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro

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