XTC – Go 2 (Virgin)  

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È probabilmente la follia alla Devo di Meccanick Dancing che apre il secondo album degli XTC a far innamorare perdutamente Brian Eno della formazione di Andy Patridge e Colin Moulding. Un corteggiamento a tutti gli effetti contraccambiato, celebrato proprio qui dentro nel bellissimo tormento (e unica genialata del disco, a dirla tutta) di Battery Brides (Andy Paints Brian) e con la scelta di Eno come candidato alla produzione. Opzione poi declinata in realtà dallo stesso musicista, salvo aver rivelato a posteriori che quella degli XTC era l’unica formazione di cui avesse mai voluto fare parte.

Bizzarrie da musicisti bizzarri. Gli uni e gli altri, ovviamente.

Go 2 è, in questo, degno seguito del debutto di pochi mesi prima, coi suoi ritmi in levare che sembrano fare il verso alla 2-tone e allo skattante pub-rock di Costello e che sembrano dirti che ogni giorno è buono per morire, purché non sia quello in cui stai ascoltando un disco degli XTC. L’effetto immediato è in realtà quello che la formazione del South West sia solo un branco di scimmiette intente a farsi beffe di tutti, loro compresi e che se il corso degli eventi li avesse cancellati alla fine di quell’anno, di loro sarebbe rimasta solo l’impronta dell’ennesima sventurata band new-wave sepolta dalla storia. Così non è stato, per destino, fato o intervento divino che sia. E gli XTC sarebbero diventati una delle pietre angolari di tutta la musica inglese a venire.  

     

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro

 

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