TOM WAITS – Mule Variations (ANTI-)  

Quante altre sigarette avrà fumato Tom Waits?

Quante altre bottiglie avrà scolato?

Forse nessuna. Pare abbia ormai smesso con quei vizi già da un po’, che li usi solo come fatto “ornamentale”.

E comunque sia, son cazzi suoi.

Piuttosto, quante altre canzoni avrà tirato via da sotto il tavolo, come vecchie chewing-gum masticate e destinate alla morte, da quel lontano 1993 che ci portò in dono The Black Rider? Quante ne avrà buttate nel cestino? Quante ne avrà riappiccicato su un altro tavolino, abbandonate alla loro sorte?

Quante le saranno arrivate in sogno, già pronte, già scritte? Quante ne avrà tirate fuori ancora sporche di sangue e placenta, come una levatrice dal ventre di una partoriente?

A quanti aborti clandestini avrà assistito? Di quanti ne sarà stato attore in prima persona?  

Questo potrebbe riguardarci di più. E tuttavia non lo sapremo mai con certezza, neppure adesso che Mule Variations riaccende la grande magia della musica di Waits. E quella magia soffia sulle nostre domande spegnendole una ad una come fiammelle di candele.

Un disco che annuncia sibillino una rivoluzione che in realtà non arriva mai e che muore nei quattro minuti di Big in Japan, introdotta e chiusa da percussioni quasi industrial e che sembra trascinare il corpo di Captain Beefheart fin sull’uscio del 10050 Cielo Drive di Trent Reznor. Poi invece il disco, comunque bellissimo, si richiude su se stesso e preferisce mediare tra il Tom Waits cantautore afflitto e il Tom Waits che grugnisce come un suino cui è andato di traverso il blues.

Lo avremmo voluto forse più coraggioso. Più torvo e cattivo. Più orco e inavvicinabile.

E, tacitamente, lo avremmo voluto come avrebbe fatto comodo a noi.

Invece, il vecchio mulo recalcitrante ha fatto ancora una volta come pareva a lui.

                                                                       Franco “Lys” Dimauro

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One thought on “TOM WAITS – Mule Variations (ANTI-)  

  1. Quando uscì quest’album mi sorprese. Mi piace ancora. Condivido il tuo post.

    A proposito, il tuo post può essere un piccolo omaggio ad uno dei suoi bassisti: Larry Taylor, scomparso da poco.

    Mi piace

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