ENZO AVITABILE & BOTTARI – Salvamm’o munno (Il Manifesto)  

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La volontà soggettiva espressa con tono categorico e propositivo nel titolo ha insita in sé una necessità urgente ed oggettiva: il mondo ha bisogno di essere salvato. E di essere salvato dalla belva più feroce che abbia mai nutrito al seno. Una belva che ha sempre fame, anche quando è sazia. E che pur di assecondare la sua voracità apparecchia mettendo i suoi figli sui piatti, anziché davanti. Divorando prima quelli più disgraziati, quelli non desiderati.

Una progenie di genti che Salvamm’o munno chiama all’adunata sotto una pioggia di tamburi battenti anche se è a quegli altri, a chi sta seduto con la salvietta sporca al collo, che si rivolge lanciando un SOS allarmante ma anche salvifico ed evangelico. La musica di Enzo Avitabile, sempre sospesa fra tradizione e contaminazione (come dimostrato soprattutto in quel capolavoro dalle tinte trip-hop che fu Addò), trova nel sisma ritmico dei Bottari di Portico una spinta catartica, travolgente ed implacabile che è allo stesso tempo tribale e contadina. L’allucinazione tuareg di A peste e l’impetuoso ritmo di Paisà, e ancora quel raccordo che dalla Napoli-Salerno permette di trovare l’uscita che conduce dritto al cuore del Medio Oriente di Puort’ aller’, l’invocazione di Canta Palestina, la fronn’e limone (il canto “a distesa” tipico della cultura contadina e mercantile napoletana) di Vott’o sole arint’, le rotondità sinuose da danza del ventre di Abball’ cu me sono martelli che ci inchiodano ad una responsabilità condivisa e condivisibile: quella di salvare il mondo ma soprattutto di farlo dopo averne ammirato la bellezza ed il suo profondo mistero.  

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro