RAIN TREE CROW – Rain Tree Crow (Virgin)  

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Se le ultime tracce di vita dei Japan documentate sullo splendido live Oil on Canvas erano poco più che installazioni di musica ambient e le sortite soliste dei loro protagonisti avevano spesso assecondato quel gusto, non stupisce più di tanto che il ritorno collettivo in scena seppure sotto mentite spoglie faccia tesoro di quelle ricerche. Rain Tree Crow si muove sotto quelle fronde, mutando però direzione rispetto all’ago della bussola. Non più l’oriente che avevamo conosciuto grazie alle esplorazioni dei Japan ma piuttosto una placida immersione in un ḥammām spirituale che ha pochissimi punti di contatto con l’esperienza del gruppo precedente, sconfinando piuttosto nella new-age tanto in voga in quel periodo e a cui David Sylvian ha già educato i suoi ascoltatori su dischi come Alchemy, Plight and Premonition, Gone to Earth, lavori la cui sensibilità si accosta con maggior armonia a questo Rain Tree Crow che non l’intera discografia del gruppo-madre. Un disco che non tradisce quanto promesso semplicemente per il fatto di essere arrivato senza alcuna promessa: si tratta semplicemente di una delle tante collaborazioni che gli ex-Japan non si sono risparmiati dopo la separazione. Menti e mani creative che però non riescono più in quei giochi di negromanzia alchemica con cui erano riusciti ad incantarci una volta messe vicine, limitandosi ad offrirci un analgesico.   

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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