MAURIZIO CURADI – Phonorama (Area Pirata)  

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C’è un momento in cui le cose si staccano da terra, perdono di gravità, volteggiano libere di andare. È un momento che io associo alle idee, ai sogni e all’espansione consapevole dell’io nel terzo occhio interiore che avviene nella meditazione.

Phonorama contiene tutte e tre queste dimensioni. C’è una sorta di trascendente leggerezza che si dirama come la foce del Gange dentro queste composizioni del Curadi solista, c’è tutto un levare d’àncore, uno sgravio di zavorre, uno sgombero di pesi e fardelli che ha del sublime. Con Phonorama Maurizio Curadi prende le distanze, in verticale, dal suo passato e “piega” le sue inclinazioni al blues rurale e al folk, che tuttavia restano evidenti in almeno un paio di episodi (Hidalgo, Mercurio Orzo Settembre e Water Well ad esempio), dando ad esse la direzione ascendente indicata dall’”Aquilone rosso” che apre il disco. Le mani e la fantasia del chitarrista toscano non sembrano conoscere limiti. O affermano comunque la volontà tenace di superarli. Di cavalcare l’unicorno.

La musica di Curadi mette le ali, insomma. Non proprio come quella bibita che sa di paraffina e lucidalabbra scaduto. È più un volo che a che fare con quell’ossessione per la libertà del protagonista di Birdy, il capolavoro di Alan Parker. Un volo che è viaggio ed esplorazione interiore, alla ricerca del bello che riverbera dentro ognuno di noi e che spesso fatica a trovare una via d’uscita, restando imprigionato nella gabbia dorata che abbiamo costruito per lui.  

 

                                                                                               Franco “Lys” Dimauro