NICK CAVE AND THE BAD SEEDS – Ghosteen (Bad Seed Ltd.)   

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Titolo e copertina non lasciano margini di dubbio: il “giovane fantasma” è quel che sappiamo e il posto incantato, assolutamente inedito per l’iconografia funerea e bohemien di Nick Cave, è quel posto lì. 

Quella della separazione fisica dal figlio è una ferita che Cave sta cercando di sanare da tempo, cercando reciproco aiuto, confronto e conforto nel suo pubblico.

La liturgia della “Parola” torna ancora una volta nella sua vita come elemento fondamentale della catena di vita e di morte, dell’alternanza di gioia e dolore. Lo è in maniera quasi esclusiva su Ghosteen, luogo metafisico di incontro con il figlio perduto e disco in cui Cave accarezza il dolore senza aggredirlo, seduto su un divano color porpora preparato per lui da Warren Ellis, ormai arredatore unico dello studio Bad Seeds. Il blues è ormai del tutto evaporato, sostituito da uno spleen senza ferocia, da uno sputo di incenso e mirra che sale verso l’alto, oltre quelle nuvole che per più di un’ora Cave ci costringe a vedere nella première mondiale lanciata su YouTube nell’ora che precede l’oblio consolatorio del sonno.

Nick Cave ci invita a condividere il suo dolore. Noi che abbiamo camminato con lui ci sentiamo obbligati a farlo. A partecipare a questa veglia funebre che ha tanto del Songs for Drella di Lou Reed.

In fin dei conti anche noi orfani se non di qualcuno certamente di qualcosa.

Delle sue canzoni, per esempio.   

 

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro