KIM GORDON – No Home Record (Matador)

Il nome in copertina recita “Kim Gordon”.

I nomi sul disco dicono di più: Justin e Jeremiah Raisen, Shawn Everett e Jake Meginsky, ovvero il fior fiore dell’elettronica estrema di Los Angeles. E dicono di più perché sono loro a indicare la strada di questo chiacchierato debutto in proprio di Kim Gordon. Dei Sonic Youth neppure l’ombra. E se di ombre vogliamo parlare, quelle che vi capiterà di incrociare sono piuttosto quelle di Suicide e Nine Inch Nails.

Abbastanza strano piaccia in maniera così spudorata e totale come mi è capitato di leggere sui termometri dei social. Perché No Home Record è disco contorto come un intestino e pieno di rigurgiti come l’esofago di un corpo che soffre di riflusso gastroesofageo. Disco impopolare per definizione, per costrutto, per scommessa, non lo è nei risultati. Mi risulta lo abbia recensito addirittura qualche rivista che di solito tratta con sufficienza ciò che non è trendy.

Qualcuno parla di disco futuribile. Bene, sappiate che non lo è. Il suono del futuro non passerà da qui.

No Home Record suona piuttosto come una eutanasia artistica.

Suona come Yoko Ono che si è portata via il meglio dei Beatles e ora scorreggia in faccia al mondo. Kim ha fatto un po’ lo stesso con la sua vita artistica e personale e ora scorreggia pure lei. Ma lei ha dietro di sè una macchina promozionale che Ono si sognava, un entourage che ne cura l’immagine e le garantisce copertine e foto a tutta pagina su riviste come Vanity Fair e Vogue e che ne fa la Cristiano Ronaldo della musica alternativa. Che, attenzione, alternativa lo è veramente: fare un disco così scuro e perverso, con dentro una canzone come Get Yr Life Back che sarebbe perfetta per lo spot di una bottiglia di assenzio e tutte quelle sue gemelle storpie che avanzano sulle loro cyberlegs lungo tutto il disco non è cosa da poco conto.

Il dubbio che se su quella copertina ci fosse stato un nome diverso adesso avremmo qualche sottobicchiere in più e molti sedicenti amanti dell’estremo in meno tuttavia rimane. Così come viene confermato il sospetto, dopo gli zii Iggy e Nick e adesso la zia Kim, che a cantare al funerale del rock siano gli stessi che lo avevano svezzato.  

 

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro

 

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