THE MUFFS – No Holiday (Omnivore)  

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Annunciato qualche settimana prima dell’improvvisa scomparsa della leader Kim Shattuck, No Holiday è destinato a diventare il testamento musicale dei Muffs, il disco registrato mentre il corpo di Kim lentamente si inceppava un dito, un arto alla volta, fino a fermarsi del tutto. 

Ovvio che l’ascolto ne verrà intaccato e i giudizi deformati. Di certo qualcuno leggerà nella conclusiva, acustica Sky una sorta di commiato. Qualcun altro si imporrà di leggerlo tra le righe di On My Own.

Minchiate. Non è così che No Holiday è stato pensato. Ma al popolo rock piace radunarsi, accomunato dallo strazio, al chiarore dei fuochi fatui.

Invece No Holiday è l’ennesima festa dei Muffs, l’ennesimo pacchetto infinito di chewing-gum da masticare mentre passeggi su qualunque lungomare del pianeta pensando di essere sulla Sunset Strip.

Stavolta, nella lunghissima lista di canzoni che la band ci porge con la consueta aria sbarazzina, i momenti unplugged superano quelli dove la distorsione lega come una striscia di xantano il solito giro di accordi elementari tipici della band. E la sensazione, nonostante sembri brutto dirlo durante la veglia funebre che accompagnerà l’ascolto, è quella di essere davanti ad una serie non sempre brillantissima di provini (Earth Below Me e Insane in particolare).

Il meglio arriva sempre quando il gruppo mette mano al suo sferragliante pop-punk (Lucky Charm su tutto il resto, e poi sotto di lei Pollyanna, Down Down Down, Late and Sorry, On My Own).

Il resto onestamente avrebbero potuto tenerselo nel cassetto.

Avremmo pianto lo stesso.

Ma di gioia.

 

                                                                                               Franco “Lys” Dimauro