MARK LANEGAN BAND – Somebody’s Knocking (Heavenly)  

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Che il revival dark/wave sia dietro l’angolo credo non sia l’unico ad averlo intuito.

E nonostante abbia amato il genere fino a farmi male il cuore, tremo al solo pensiero che tante band di quell’epoca possano fare la solita trionfale reunion mascherando col cerone le rughe e con le camicie abbondanti la pingue che si è accumulata. E, a dirla tutta, tremo anche al solo pensiero che i Cure hanno annunciato ben tre album da pubblicare nei prossimi mesi.

Detto questo, tutto immaginavo tranne che Mark Lanegan si potesse trasformare in una sorta di incrocio tra il Johnny Depp finanziato dalla Dior che sgomma nel deserto americano e il principe del gotico inglese Andrew Eldritch. Eppure il nuovo album della sua “band” (di cui non sono mai stato un ammiratore, val la pena precisarlo, NdLYS) vira in maniera esagerata verso i suoni meccanici che furono dei Sisters of Mercy Phase II e di tanti altri campioni/cialtroni della wave inglese (New Order, Depeche Mode, Psychedelic Furs) con una riabilitazione quasi totale di sintetizzatori e, addirittura, sassofoni. Già, proprio quell’orribile ombrello di ottone che negli anni Ottanta spruzzava aria e saliva un po’ dappertutto.

Il rischio è che, ad esempio se iniziate l’ascolto del disco da Penthouse High o da She Loved You, rischiate di passare accanto a Lanegan scambiandolo per qualcun altro.

Io ad esempio l’ho incrociato sull’uscio del bagno, proprio nel momento in cui l’impellenza è diventata ingestibile. E che fosse lui l’ho capito solo dal capello unto. E di certo non era andato in bagno per pulirsi i denti.

 

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro