AA. VV. – Peaky Blinders OST (Universal)  

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Chi l’ha vista, lo sa.

Peaky Blinders, ambientata in una Birmingham appena uscita dalla prima guerra mondiale e ispirata a una organizzatissima famiglia criminale della città inglese, è una serie tv di grandissimo fascino e con una colonna sonora tra le più belle mai sentite, selezionata con grande gusto da Amelia Hartley, responsabile della Endemol Shine inglese. Una che quando alza la cornetta del telefono, muove soldi e persone.

Cinque stagioni che si avvitano sullo sfondo di un’Inghilterra grigia dove malavita, finanza e politica si intrecciano l’una sull’altra.      

“Organizzate” fondamentalmente attorno ai blues cavernosi di Nick Cave e sul suo alter-ego femminile PJ Harvey, le musiche che accompagnano la serie tv sono altrettanto cariche di tensione e di nebbia e odorano di tragedia imminente o appena consumata. Fascinose almeno quanto la storia che viene filmata.

Raccolte a mo’ di playlist individuali su Spotify, è adesso la Universal a raccoglierle (non tutte, badate bene) su supporto fisico su triplo vinile, inframmezzate da dialoghi del film e con corredo di foto e poster della “grande famiglia” Shelby, cominciando proprio dalla Red Right Hand di Cave che fa da sigla a molte puntate e che, nella spoglia versione per voce e pianoforte della Harvey, rappresenta l’unico inedito vero della raccolta assieme alla magistrale versione di All Along the Watchtower ad opera di Richard Hawley che la chiude.   

Dentro, ovviamente, ci trovate pure i “must” della serie, dai Radiohead ai Joy Division, da Anna Calvi agli Idles, dalle Savages ai Queens of the Stone Age, dai White Stripes a Dan Auerbach, dagli Arctic Monkeys a David Bowie, dai Black Sabbath ai Last Shadow Puppet, dai Foals ai Black Rebel Motorcycle Club.

Un po’ una paraculata? Forse.

Un’abile strategia di marketing sicuro.

Ma il fascino di Peaky Blinders e delle sue musiche rimane, nonostante tutto.  

           

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro