COLORED BALLS – Heavy Metal Kid (EMI)  

Chi se ne è sempre tenuto alla larga pensandolo un disco metal, faccia ammenda: Heavy Metal Kid è, come il primo album dei Colored Balls (adesso tronchi di una “u” per un semplice “orrore” di stampa, NdLYS) un disco di rock and roll accostabile a quelli di Dr. Feelgood e Flamin’ Groovies con un’appena più pronunciata tendenza per l’”escursione in solitario” soprattutto per quanto concerne la chitarra solista e ad una certa propensione alla spettacolarizzazione glam dell’antica arte del gorgheggio doo-wop.

Qualche mese prima c’è stato il tentativo della EMI di fare esplodere la band, costringendoli ad incidere un singolo radiofonico intitolato Love You Babe di cui la band si vendica contestualmente, infilando sul retro la sua “versione cattiva” Shake Me Babe. Una sorta di amnistia tradita sul momento, prima di tornare a trafficare sull’album con il materiale a loro congeniale.

Nulla di terrificante, val la pena dirlo. Non quanto la cattiva fama che la band si trascina appresso e che li vuole etichettati come una congrega di fascisti che radunano nei loro spettacoli tutto il peggio della sottocultura di destra che sia possibile raccogliere. Il “cartellone” del secondo album della band di Lobby Loyde e Ian Millar è invece per nulla eversivo o fanatico quanto piuttosto un rock ‘n’ roll vivace e a tratti quasi parodistico. Niente di cui avere paura insomma, anche se proprio in apertura del disco i Coloured Balls piazzano un sasso enorme come il pezzo che dà il titolo all’album, costruito su due riff rocciosi che si alternano ora crescendo ora decrescendo fino a cozzare uno sull’altro.

Un ostacolo che bisogna scavalcare per rifugiarsi poi nel r ‘n’ r accogliente di pezzi come Do It, Just Because, Private Eye, Back to You e nei boogie rozzi di Tin Tango o Custer’s Last Stand.  Roba tirata via dai fornelli quando è ancora mezza cruda.

Come la pasta al dente.

Come la bistecca al sangue.                  

                                                                                               Franco “Lys” Dimauro

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