LOUIE LOUIE

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Quanto dura un amplesso? Dipende.

A letto, per quanto bravi siate, sempre meno di quello che vorreste.

Se godete ascoltando Mike Oldfield o i Jethro Tull anche 45 minuti e magari ricominciate pure.

Per il garage rock un amplesso dura 2 minuti e 42 secondi: da quando Louie schiude le sue gambe a quando le richiude dopo l’orgasmo. È il 1963. Il rock ‘n roll non è ancora maggiorenne e ha già perso la sua verginità, dentro uno studio di registrazione di Portland.

È dentro il Northwestern Inc. Studio, il 6 Aprile del ‘63 che Jack Ely e la sua gang trascinano la giovane Louie trovata ubriaca di rum giamaicano sulla spiaggia dell’Oregon abbracciata al jukebox del Pypo Club. Lì dentro nasce, simbolicamente e carnalmente, il garage-rock.

Denudata da ogni cosa che non sia la sua carne, Louie Louie diventa l’archetipo della garage-songs (im)perfetta. Un giro di accordi elementare, una melodia ai limiti della demenza e un’approssimazione tecnica che rasenta l’incapacità. Per 38 Dollari Ken Chase e Jerry Dennon possono registrarla su nastro, e lo fanno. Nessuna doppia ripresa: al terzo minuto i Kingsmen devono sgombrare la sala che sarà noleggiata da Paul Revere il giorno dopo per mettere le sue mani sul corpo di Louie. Viene tutto registrato così come viene, con il microfono due spanne sopra la testa di un Ely costretto ad urlare come Paperino, senza curarsi neppure di eliminare dal missaggio finale errori e false partenze, neppure quella clamorosa al termine dell’assolo. Eppure, in quei due minuti e mezzo di frastuono è compresso tutto lo spirito del garage-sound primordiale, dentro quella boccia precipita e viene sprigionato il principio-base del beat, definendo il canone di una ribellione estetica e linguistica che, in quanto lontana dalle accademiche regole adulte, è già punk, tanto da venire inutilmente e per anni perseguitata dalle menti investigative dell’ FBI. Cervelli pagati dallo Stato per ficcare il dito nel culo di Louie e trovare un qualunque motivo per farla marcire in galera. Due anni e mezzo di indagini, interrogatori, analisi, inchieste ed inquisizioni per poter garantire giustizia ai perbenisti offesi da quelle parole mugugnate dietro la cui apparente innocenza, tutti sono certi, si nasconde qualcosa di intimamente e perversamente sudicio e sessualmente spinto. Trentuno mesi di lotta conclusa con una dichiarata incapacità degli Agenti Federali di comprendere realmente le parole biascicate da Jack Ely alimentando la convinzione che in fondo, sebbene non si sia trovato il modo, qualcosa di realmente marcio si annidi là  dentro. Louie Louie diventerà la canzone più rifatta e copiata della storia del rock ‘n roll. Non c’è gruppo o artista che non l’ abbia rifatta, anche solo per oltraggiarla o per rivendicare la sua devozione alla ricetta-base del rock ‘n roll.

Il primo accordo un pene, il secondo una vulva. Il terzo un amplesso.

Tutto il resto è superfluo.

 

                                                                                               Franco “Lys” Dimauro    


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