THE VENTURES – Walk Don’t Run (Dolton)  

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Costruire un vocabolario senza usare neppure una lettera.

Un vocabolario che sarebbe diventata una vera e propria enciclopedia.

I Ventures iniziano a lavorare al loro progetto già alla fine degli anni Cinquanta, affidando il ruolo vacante di cantante alle loro chitarre. Lo fanno in America, a Tacoma, negli stessi giorni in cui in Inghilterra Hank Marvin con medesima intuizione dà vita agli Shadows e sebbene Link Wray e Duane Eddy abbiano già pubblicato i loro primi capolavori “muti”, è l’arrivo dei Ventures in America e degli Shadows in Europa a dare il via alla pandemia dei gruppi strumentali che faranno da collante fra il rock ‘n’ roll degli anni Cinquanta e la Beatlesmania del decennio successivo.

Il loro disco di debutto non ha ancora la “perfidia” che verrà fuori da molti dei loro tantissimi dischi successivi ma è un esempio formidabile di tecnica chitarristica in grado di esaltare i pochissimi ritrovati tecnici disponibili all’epoca, che sono soprattutto un ampio sfruttamento del riverbero e del vibrato, esaltati dall’uso di pickup a bobina singola e, dunque, delle tonalità più alte dello spettro audio.

Un piccolo microcosmo dove le chitarre si fanno carico di evocare e riprodurre quelle atmosfere che vengono suggerite dai titoli, incalzate da un rullante trafugato in chissà quale riserva indiana.

Poggi le orecchie sull’amplificatore e puoi sentirci lo sciabordio delle onde del mare, come fosse una conchiglia. O il tramestio del van di Elvis. Lo strofinio di mille corone di fiori hawaiane o il passo furtivo di un ladro.

Puoi sentirci il suono della prima grande rock ‘n’ roll band apparsa sul pianeta terra.      

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro

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EDDIE COCHRAN – Eddie Cochran / Singin’ to My Baby (Hoodoo)

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Malvagio pensarlo, cinico scriverlo.

Ma Eddie Cochran e la sua tragica morte rimangono ad epiteto della filosofia rock ‘n roll più spiccia e, spesso, bugiarda: vivi veloce, muori giovane.

Cochran muore giovanissimo.

A diciotto anni è già nel firmamento del rock ‘n roll.

A ventuno è nel firmamento e basta.

Una escalation di singoli, un album, un tour che lo porta in volo in Gran Bretagna.

È un biglietto di sola andata. E lui lo sa già.

Lo sa già quando scrive Teenage Heaven, il paradiso degli adolescenti.

E se ne ricorda ancora quando butta giù Three Steps to Heaven.

Troppo, troppo veloce Eddie.

Il secondo album è già un disco “alla memoria”: mentre la Liberty lo pubblica saccheggiando tra piccolo classici come Somethin’ Else, C’mon Everybody, Sittin’ in the Balcony o Summertime Blues, qualcuno seppellisce la sua salma tra quelle di Laurel Hardy ed Errol Flynn, giù al Forest Lawn Memorial Park.

My shattered nerves have seen better days
No more girls for a week or 2
No more runnin’ ‘round with the usual crew
No more movies or stayin’ out late
My baby have to find herself another date.

Neeeervous Breeeeakdown.

Ci manchi Eddie.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro