BOB DYLAN – Bob Dylan (Columbia)  

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La follia di Hammond.

Così lo chiamavano tra i corridoi della Columbia il disco di questo menestrello ventenne che voleva confrontarsi con la musica dei grandi, protetto e prodotto da quel John Hammond che aveva già scritturato Pete Seeger e stampato in cinquecento copie di cui metà giacevano ancora tra gli invenduti. Tredici canzoni cantate con le adenoidi e suonate, come vuole la tradizione folk, in completa solitudine, se non si vogliono considerare compagni l’armonica a bocca e la chitarra acustica indispensabili per affrontare i classici della tradizione popolare americana.

Sono canzoni suonate con il piglio dei vent’anni (basterebbe ascoltare la rendition di Fixin’ to Die di Bukka White o quella di Highway 51 di Curtis Jones), manovrando la chitarra in modo approssimativo ed eludendo con la sola eccezione di Baby Let Me Follow You Down la tecnica insidiosa del finger-picking adottata dai suoi colleghi e maestri, soffiando nell’armonica accordi pieni come di un treno destinato a schiantarsi sin dal primo fischio in stazione. Ma nessuno, davvero nessuno, può immaginare di quale bufera culturale siano premonizione ed annuncio.  

Sembra di sentirlo digrignare i denti, il giovane Dylan, mentre cinge d’assalto quelle canzoni folk. Forse per un impeto di rabbia vera, urgente. Forse per un eccesso di timidezza cui prova a farsi scudo con quelle quattro ossa sporgenti. La rivoluzione che arriverà è ancora progettuale. Bob Dylan sta disegnando il personaggio della sua storia artistica. Il passo successivo e immediato sarà riempire adeguatamente i fumetti che sta tratteggiando ai lati della sua bocca.  

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

 

 

 

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JOHN ZACHERLE – Monster Mash / Scary Tales (Ace)

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Più che le canzoni, parodie in chiave horror di standard dell’epoca e truculente e buffe composizioni su vampiri, mostri e pipistrelli colorate con rumori di catene e scricchiolii di bauli, qui conta il personaggio.

Zacherley diventa famoso nel 1957 quando, vestiti i panni di Row-Land, tetro signore delle tenebre, entra nelle borghesi case americane traviando le menti di grandi e piccini e presentando tutti i classici horror del periodo.

Ogni fine settimana.

Per dodici mesi.

Durante i quali Bernie Lowe, proprietario della Parkway, scopre che il suo bimbo tredicenne preferisce vestirsi da vampiro anziché da cowboy.

E si chiede perché.

Il perché è Row-Land.

Da lì nasce l’idea di Dinner with Drac, spooky song poi ripresa anche dai Fuzztones e che inaugura la breve stagione dello Zacherle “cantante”: due album dove un folle aristocratico signore della notte farnetica sulle novelty songs della Cameo Parkway e che oggi, anno 2011, è il più longevo vampiro sulla terra.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

zacherle