WUGAZI – 13 Chambers (Doomtree)  

0

Il mash-up album per eccellenza.

La più radicale fra le band hardcore punk e la più radicale fra le band hardcore rap.

Insieme.

Invitati a loro insaputa da Cecil Otter e Swiss Andy dentro la loro casa di 13 stanze.

I Fugazi e il Wu-Tang Clan, ignari gli uni degli altri, rotolano rime e riff mai banali. Il risultato, anche se ai confini della pirateria, è uno dei migliori dischi di crossover mai realizzati. Il migliore io abbia mai sentito dai tempi della colonna sonora di Judgement Night, che annunciava un’epoca che si è spenta prima di realizzare i capolavori che preannunciava. Quel capolavoro esce ora, sdoganando il Wu-Tang nella severa comunità hardcore e i Fugazi nell’altrettanto rigido ghetto dell’hip-hop americano. Facendoci sentire tutta la nostalgia per due band fondamentali della musica degli anni Novanta. E facendola scorrere con la freschezza che la nostalgia spesso disconosce.

Wugazi sono la realizzazione di un progetto di fusione spesso maneggiato con una superficialità che invece non meritava.

Lunga vita al Wu-Tang Clan.

Lunga vita ai Fugazi.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

13_chambers_front

THE DIAMOND DOGS – The Grit and the Very Soul (Legal)    

0

Sulo ci teneva tanto a fare un disco acustico, qualcosa che avesse un gusto bucolico, che odorasse di terra e di erba, che avesse il sapore di rifugio dopo il lungo tour di promozione a Most Likely.

Violini, pianoforte, mandolini, chitarre acustiche, come il Dylan in vacanza a Durango. Ora, con tutto il rispetto per chi compra ansiolitici per poter chiudere occhio, mi chiedo a chi possa interessare spendere i propri Euro per ascoltare un disco che fa sbadigliare e che esibisce una delle più brutte cover degli Smiths a memoria d’uomo inclusa in scaletta, immagino, solo perché affine al clima intimista del disco ma verosimilmente lontanissima dal background culturale della band svedese. Dentro TGatVS il cattivo gusto si spreca e il “very soul” di cui dovrebbe essere pieno almeno per metà, sembra annacquato come una Coke del McDonald’s®. Con l’aggravante che qui non c’è nemmeno tanta carne da dover digerire.

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro

download

AA. VV. – Italia Noir (Halidon)

0

Il testo della consegna parla chiaro: riassumere efficacemente l’universo musicale che si annidava dietro i film poliziotteschi italiani degli anni Settanta.

L’Italia Nera, appunto.

Cercando, ovvio, di non andare fuori tema.

E in questo la compilation della Halidon fallisce un po’ l’obiettivo.

In maniera inspiegabile per quanto riguarda l’inclusione di un classico del surf-spazzatura come Surfin’ Bird dei Trashmen che aveva pochissimo di noir e assolutamente nulla di italiano. Un po’ in malafede invece per quanto riguarda la scelta delle due tracce firmate dal contemporaneo Daniele Benati che, seppur sfiorando di striscio il “mood criminale” cui la raccolta si ispira, appartengono ad un repertorio recente, del tutto fuori dal contesto filmico in cui erano nate le musiche dei vari Morricone, Micalizzi, Cipriani, Persimfans (quelli della sigla del programma-cult Con un colpo di bacchetta, NdLYS) o Goblin raccolte per l’occasione. E il fatto che Daniele sia il leader dei Ridillo, gruppo di punta dell’etichetta lombarda che sta per uscire in quasi-contemporanea col suo sesto album ai cattivi come me dà un po’ da pensare. Soprattutto in virtù del fatto che di roba da mettere su un disco così gli archivi sono stracolmi e che gli ampi canali distributivi della Halidon (che toccano anche le edicole) porteranno questo documento tra le mani di affezionati ma, soprattutto, di avventori che magari non sono proprio esperti in materia e che quindi magari sarebbe stato opportuno “guidare” meglio.

I compilatori sciupano quindi in parte l’occasione di riportare in vita un fenomeno artistico e sociale tutto italiano in cui si cimentarono compositori assolutamente fantastici e in stato di grande fertilità creativa.

Peccato, le prove Invalsi non sono state superate. 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

download (3)

THE FLESHTONES – Brooklyn Sound Solution (Yep Roc)

0

The Fleshtones goes 35!!!

La più longeva garage band del mondo torna a lanciar petardi dal suo quartier generale con un disco che farà felici i maniaci della band newyorkese.

La “soluzione” cui accenna il titolo è quella di stabilire un compromesso tra le diverse idee del gruppo attorno al nuovo disco.

Da un lato la voglia di realizzare un disco strumentale, dall’altra quella di tirare fuori un cover album, dall’altra ancora quella di aggiungere qualche classico pezzo “alla Fleshtones”. Il risultato però sa un po’ di mestiere (qualcuno può ancora nutrire qualche dubbio sul fatto che i Fleshtones possano suonare alla grande pezzi come I Wish You Would o I Can‘t Hide? NdLYS) e alla fine l’incontro con Lenny Kaye non rende quanto ci si aspettava. Il DVD allegato alla copia deluxe è invece una lunga celebrazione con spezzoni di video, interviste, riprese in studio e dal vivo.

Sempre sorridenti. Sempre colorati. Sempre Fleshtones.

Lunga vita agli Dei Romani.

 

 

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro

Folder

THE MASONICS – In Your Night of Dreams and Other Foreboding Pleasures (Dirty Water)

0

Ci sono passati Billy Childish e Liam Watson. Potesse bastare per entrare nei libri di storia, basterebbe. Purtroppo però non basta. Non è sufficiente neppure per entrare nella mia, di storia. I Masonics passano, fanno chiasso e, ahimè, scompaiono. Come degli ambulanti. Il meglio lo gettano via con i volantini che pubblicizzano il loro passaggio, come certi circhi equestri di serie B. Milkshakes, Wildebeests, Pop Rivets, Kaisers, Headcoats, Del Monas, Miss Ludella Black i nomi con cui a vario titoli i tre sono stati coinvolti e che riecheggiano in questo loro settimo disco in studio come negli altri che lo hanno preceduto. Rock ‘n roll basico e legnoso che diverte la prima mezz’ora, distrae per la seconda, te ne dimentichi la terza, nonostante il gruppo inglese non abbia nulla ma proprio nulla da invidiare alle più classiche formazioni del trash beat del Medway.

Franco “Lys” Dimauro 

296648_10150271322525124_3460935_n

THE DAMNED – The Chiswick Singles and Another Thing (Chiswick)    

0

Quando firmano per la Chiswick, nel 1979, i Damned si sono già sciolti e riformati, perdendo per strada Brian James.

La fase più appassionata del gruppo è già terminata e il fuoco del punk è già stato domato. Top of the Pops apre le sue porte alla band proprio con il primo dei sei singoli su Chiswick, tutti qui raccolti integralmente. Io non sono mai stato un fan dei Damned post-James, men che meno un devoto di Dave Vanian per cui vi dirò che molte cose, qui dentro, valgono davvero poco.

L’“altra cosa” è rappresentata dall’altrettanto modesto Friday 13th Ep licenziato per la NEMS (con una versione di Citadel da far inorridire l’altro Brian, NdLYS), la Lookin’ For Another registrata al Moonlight Club di Londra e pubblicata fino ad ora esclusivamente sulle rare Moonlight Tapes sotto il moniker di School Bullies, una versione di Anti-Pope disturbata dal violino di Aleksander Kolkowski e il ruggito della dimenticata Over the Top incisa assieme ai ben più feroci compagni di scuderia Mötörhead.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

download

R.E.M. – Collapse Into Now (Warner Bros.)

0

È capitato anche a me, e diverse volte, di dover registrare una raccolta dei R.E.M. e di non riuscire a metterci dentro tutto quello che avrei voluto, di rischiare di lasciare fuori almeno una delle tante facce che il gruppo georgiano ci ha mostrato lungo i suoi trent’anni di carriera.

Ora, ci provano loro stessi.

E devo dire che Collapse Into Now riesce a sintetizzare efficacemente la vicenda artistica dei R.E.M. mettendoci dentro praticamente tutto, tranne la voglia di rischiare.

Collapse Into Now è un disco nato già vecchio.

È un vecchio signore che si aggira per la sua casa, circondato dai suoi soprammobili e dai suoi canestri di frutta secca.

Alla sua porta i vicini hanno smesso di bussare e quelle mura da cui pendono inclinati vecchi ritratti ingialliti dal tempo non vivono più degli strilli impenitenti di nipotini che crescendo hanno scordato di essere stati felici.

Ogni canzone che risuona qui dentro ha un sapore che abbiamo già masticato e che talvolta abbiamo anche sputato (Uberlin e It Happened Today suonano così domestiche e addomesticate che non ti fermi più nemmeno a salutarle, NdLYS) e l’unica vera novità stavolta è stata quella di affidare ai loro stessi ascoltatori lo sforzo di voler imprimere un taglio nuovo dando loro l’opportunità di poter modificare a loro piacimento alcune delle tracce in modo e diffonderle sul web.

Collapse Into Now è un album che rassicura i milioni di fan lobotomizzati che “collassano” davanti al nuovo e che invece ci metteranno come al solito non più di mezza giornata per ingoiare e mandare a memoria le nuove dodici canzoni e trovarsi da subito pronti per la nuova tourneè trionfale.

Ma è anche un disco che preoccupa perché evita qualsiasi rischio.

È come il Michael Jackson che camminava con la mascherina in faccia, terrorizzato da ogni malattia, atterrito da ogni bacillo.

Un patetico tentativo di dimostrare di essere ancora vivi cercando di nascondere le assi di legno che sorreggono le sagome della più grande rock band americana. 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro 

 

rem_collapse-into-now

THE FLYING EYES – Done So Wrong (Trip in Time)

0

Tenuto conto che il loro disco omonimo non era altro che una raccolta dei loro due introvabili E.P., quello che gira sul mio stereo è il primo vero album del quartetto di Baltimora domiciliato artisticamente in Germania. Anche questo Done So Wrong si avvale della grafica visionaria e psichedelica di Kiryk Drewinski che ben traduce le visioni psichedeliche della band che si posano ora su scuri riff sabbathiani (Death Don‘t Make Me Cry, Nowhere to Run, Heavy Heart) dominati dalla voce di Will Kelly che suona come un incrocio luciferino tra Glenn Danzig e Jim Morrison, ora su dolcissimi ricami folkedelici (Sundrop, Overboard) che a me hanno ricordato vanti nazionali come Birdmen Of Alkatraz e Strange Flowers. La lunga title track tradisce inoltre l’amore per lo space rock degli Hawkwind così come Leave It All Behind chiude all’insegna del rurale pastificio country di Workingman‘s Dead.

 

                                                                                      Franco “Lys” Dimauro   

 

download (3)

IGGY AND THE STOOGES – Raw Power Live: In the Hands of the Fans (MVD)

0

Qual’è stato il regalo per la vostra pensione?

Non l’avete ancora avuto. Ma vi posso anticipare quale sarà: un estratto conto previdenziale con cui vi comunicano che avrete i soldi necessari per comprarvi del pane ma assolutamente insufficienti per pagarvi la protesi dentaria che vi permetterà di masticarlo. A Iggy è andata meglio permettendogli di poter celebrare l’ingresso nella Rock ‘n Roll Hall of Fame, lo scorso 15 Marzo 2010: è l’occasione per rimettere in vetrina Raw Power e portarlo a spasso per il mondo con data conclusiva a New York. Sul palco ci sono Iggy, James, Scott, Mike Watt e Steve Mackay che parodiano se stessi, come Roger Waters con The Wall. La scaletta è quella del terzo album con supplemento di I Got a Right, il suono quello psicotico e stradaiolo del disco farcito col sax di Mackay, con la slide di Williamson (I Need Somebody ora più blues che mai) e gli addominali sfatti di un sessantenne che non smette di muoversi come una scimmia.

Nessun pizzico di perversione.

Sperma e sangue sono andati via per sempre.

Rimane solo il sudore. Gli Stooges non fanno più paura.

Demential Ko.

 

                                                                               Franco “Lys” Dimauro 

  

stooges_raw_power_live