ROBERT WYATT – Shleep (Thirsty Ear)  

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Quest’anno per le vacanze potevo scegliere fra la montagna e il mare.

Invece ho scelto di andare su una nuvola.

Cercando ossigeno dove di ossigeno non c’è quasi più traccia.

Ad una distanza convenevole dalla terra. Nuotando lontano dai pesci predatori.

Portando con me lo stretto indispensabile:

Un pigiama.

Un libro di poesie.

Un violino da accordare.

Una sordina.

Quattro gocce d’assenzio.

Due di morfina.

Un disco dei coniugi Lennon.

Un blues di Dylan.

Per vedere come suonano quando l’aria si fa rada.  

Shleep è un disco sulle modulazioni del sonno e dei personaggi che lo abitano proiettando le loro sagome dentro la placida quiete del dormiveglia. E sui rumori che lo profanano. E’ un disco intriso di solitudine, meraviglia e abbandono.  

Il disco perfetto per quando hai la casa e il cuore sgombro di amici.

Per quando vuoi schivare il rumore senza essere inghiottito dal pozzo fondo del silenzio.

E puoi pitturare le pareti di rosa. O di quel blu di Genova con cui ci fecero le tele per vestirci sottraendole ai cavalletti che avevamo approntato per dipingere i sogni. 

O puoi lanciarti giù, da quelle soffici batuffoli di vapore.

E dare a quel tuffo il nome che vuoi dargli tu.

Senza svegliare nessuno, perché nessuno abbia a rimproverartelo.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

shleep

MATCHING MOLE – Matching Mole / Little Red Record (Esoteric)

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La rottura con i Soft Machine dà il via a un periodo creativamente esaltante per Robert Wyatt che lo porta a suonare in svariati album di amici, a realizzare il suo primo disco solista e ad organizzare una nuova band messa su tra la puzza di fritto del suo garage di St. Luke‘s Mews.

La musica dell’artista di Bristol vola verso il cielo.

Da altezze molto meno celestiali il suo corpo volerà giù solo un paio di anni dopo.

Il nuovo gruppo è un’ altra “macchina molle” che viaggia in fiumi di free-jazz e prog-rock canterburyano. Cerebrale e “macchinosa”, la musica del quartetto (oltre a Wyatt ci sono Phil Miller, Bill McCormick e David Sinclair, sostituito da Dave McRae per il secondo album) si muove come un flusso ininterrotto di improvvisazioni di tastiere (il mellotron di Wyatt sul primo, il sintetizzatore di Brian Eno e il Fender Rhodes e l’Hammond di McRae sull’altro) a volte immalinconite dal canto insolito di Wyatt, più spesso libere di scandagliare gli spazi siderali come un satellite delle astronavi Gong e Caravan. Queste due edizioni “definitive” arricchiscono la resa sonora degli ormai logori nastri originali e aggiungono un secondo disco zeppo di sessions e inedite jam in studio offrendovi la doppia opportunità di farvi due coglioni grandi quanto il dirigibile sulla copertina del primo Led Zep o di accrescere la vostra consapevolezza di essere parte di un grande disegno divino.

 

 

                                                                                                Franco “Lys” Dimaurorockprog16 

Matching_Mole_1972