SERGE GAINSBOURG – Songs On Page One (Èl)

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Non fosse morto e sepolto da 18 anni sarebbe il personaggio perfetto per la società dei blog e del gossip online che nostro malgrado siamo costretti a subire. E di certo sarebbe molto più intrinsecamente morboso leggere qualche porcata sul Maestro piuttosto che leggere delle boiate sulle meritate botte prese da Rihanna o sugli slip indossati da Britney Spears in ogni cazzo di show dove consegnano alle popstars quei dildo a forma di grammofono.

Serge, perlomeno, era un immorale autentico. Uno che nello scandalo ci sguazzava come una scrofa nella fanghiglia. Scandaloso e perverso, incestuoso e trasgressivo, sfacciato e iconoclasta con una carriera che fonde a meraviglia vita privata e vita pubblica. Tutto condotto e recitato con la sua faccia da portiere da albergo a due stelle.

Un uomo da bordello.

Un intellettuale punk capace di far strabuzzare gli occhi di Whitney Houston in diretta TV e di mettersi sempre dalla parte del torto.

Il suo album di debutto uscito nel ’58 è pieno del suo amore per il jazz ammiccante e allusivo. Gli arrangiamenti sono ancora minimi, appena colorati da qualche effetto comico o da latinismi a buon mercato.

Un conformismo che gli servirà come pass-partout per entrare nei salotti buoni della Francia de la vie en rose.

Il genio sregolato è ancora nascosto, in agguato, rannicchiato tra Burt Bacharach e Charles Manson.

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro    

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JACQUES DUTRONC – Et Moi, Et Moi, Et Moi (RPM)

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Più che una storia di bands, il beat francese fu una faccenda di solisti (Antoine, Dutronc, Polnareff, Ferrer, France Galle, Claude Francois) e di coppie (Dutronc/Hardy, Gainsbourg/Birkin, Hallyday/Vartan).

Protesta e canzonette, scandali e tendenza, dandysmo, voyeurismo, lingue audaci e fotoromanzi.

Popolarissimo in patria ma artista di culto nel resto del mondo, Italia compresa, Dutronc non sfuggì alla regola: vita moderatamente dissipata, gossip, tabagismo, pruriti erotici e un occhio ironico contro il perbenismo e la politica di comodo ma anche contro i luoghi comuni delle canzoni di protesta e delle “rivoluzioni” di costume condiviso col suo paroliere di fiducia Jacques Lanzmann. Quasi completamente travolta dal mondo del cinema e dalle musiche per film la sagacia di Dutronc faticherà a riemergere per tutti gli anni Settanta, fino all’incontro con Serge Gainsbourg concretizzato su Guerre et Pets. Ma le vere delizie del catalogo restano i singoli per la Verve di cui questa raccolta assembla oscuri classici negli anni ripresi da scapigliati come Gene Guglielmi, Mungo Jerry, Sciacalli e Black Lips.

 

 

                                                                                   Franco “Lys” Dimauro

 

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FRANÇOIS-RÉGIS CAMBUZAT – Notre Dame Des Naufragée (St Malô Perdono) (Stile Libero)

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Chiusa l’esperienza dei Kim Squad, François Cambuzat imbraccia la sua chitarra acustica e si rifugia tra gli scogli di Ostia a registrare tra lo scrosciare delle onde il suo primo disco solista. Con lui ci sono Paolo Modugno e Massimo Terracini, Roberta Possamai e Bruno Consoli ma Notre Dame Des Naufragée è un album dove la solitudine rode le viscere come sale.  

Un disco che scava nella memoria maledetta dei chansonnier francesi di cui Cambuzat diventa all’epoca l’erede più credibile.

Metà Pasolini e metà Ferrè, François ci conduce nel suo piccolo mondo di imprecazioni, di Galois fumate a metà e di bottiglie di Jack Daniel’s vuote come conchiglie marine. Attorno a lui Modugno ha lasciato i microfoni aperti, a catturare il rumore del vento e del triste sciabordio delle onde. Il naufrago Cambuzat è un’anima apolide  lasciata a marcire su una zattera in balia delle correnti, dimenticata dal resto del mondo.

L’urlo primordiale che chiude Vents Du Monde, il pianoforte parigino che risuona su La Foule e le dita che pizzicano le corde di A L’Ete, Que Lui As-tu Donc Fait? e l’invocazione di Sante Marie Des Ondes sono le prime prove della recita del Gran Teatro Amaro. Si spengano le luci, si va in scena.

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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