THE MUFFS – The Muffs (Omnivore)  

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Disintegrate le Pandoras, Melanie Vammen e Kim Shattuck formano, facendo tesoro delle due o tre cose apprese suonando garage punk e power pop assieme a Paula Pierce, i Muffs. Il perimetro non si scosta molto da quello della vecchia band anche se occhieggia in maniera più nitida verso il bubblegum punk e meno alle Pebbles. La ristampa del loro debutto arriva a circa un anno dal fenomenale Whoop Dee Doo che segna il loro rientro in scena a sedare parzialmente la delusione accorsa alla Kim dopo la breve esperienza con i Pixies (alimentando il sospetto fosse stata scelta solo per confondere i fans meno attenti sostituendo l’altra Kim) e, nonostante i suoi ventidue anni compiuti, non ha messo una ruga che sia una. Merito, oltre che di un songwriting brillante, della produzione di Rob Cavalli che sarà prontamente captata dai Green Day per ottenere il passpartù per il successo di Dookie (e di tutti i dischi a seguire, NdLYS).

The Muffs si collega in maniera decisa con la tradizione beach-punk californiana con poco veleno e tanto glucosio. Sputato fuori con un appena velato disgusto dalla signorina Kim. E’ il suono della domenica mattina. Dopo un sabato notte passato a tracannare Batida. O suonando sulla spiaggia, come dimostrerebbero le versioni demo che allungano la scaletta di questa ristampa fino alla considerevole cifra di ventisei pezzi. Che sono in ogni caso, amputate dalla elettricità vibrante e dal canto lacerato della Shattuck, la parte meno interessante del lavoro che si accende quando tutto è “a regime”, con la sua bella dose di rumore e di balbuzie demente. E le caprette che fanno ciao. E i lupi che tirano via la panca per lasciare che crepino.  

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

muffs 1993