L7 – Smell the Magic (Sub Pop)  

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Le L7 sembravano un gruppo di detenute chiamate a suonare per il Giorno del ringraziamento nel loro stesso penitenziario.

L’ordine era quello di cantare come se ti stessero strizzando i coglioni, senza averli. I precetti erano stati impartiti nella metà degli anni Ottanta dalle Sugar Babydoll poi, quando ognuna di loro aveva trovato la sua strada (Courtney Love con gli Hole, Kat Bjelland con le Babes in Toyland, Jennifer Finch con le L7), tali precetti erano diventati il marchio di fabbrica delle loro band e di tutto il movimento delle riot grrrls: ragazze con le palle, se non pensassi che tale definizione sia quanto di più maschilista e sessista possa essere usato nei confronti di una donna, sebbene queste ultime lo usino medesimamente per autodefinirsi o lo accettino comunque come un gran complimento. Molto più verosimilmente ragazze che affrontavano l’altro sesso sul medesimo campo di gioco, con sfrontatezza inaudita e provando a sovvertire il concetto di sesso dominante, senza dover accettare compromessi non voluti o complimenti a secondo fine, anche a costo di doversi sfilare i tampax e gettarli in pasto al pubblico per umiliare qualche bocca poco educata.   

Spregiudicate e abrasive nei contenuti e nelle musiche scelte per sottolinearli, finirono davvero per diventare lo yang del movimento grunge.

Del grunge Smell the Magic replicava i toni furiosi e la tecnica approssimativa e le L7 quell’aria da camioniste/i in sosta all’autogrill esibita da band come Tad, Melvins e Nirvana.   

 

                                                                                               Franco “Lys” Dimauro

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SLEATER-KINNEY – The Hot Rock (Matador)

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22 Febbraio 1999: eludete appuntamenti ed impegni di lavoro, schivate potenziali contrattempo o compagnie sgradite, fate scorta dial vostro “benzinaio” di fiducia e mettetevi le calze pulite: riapre il ristorante Sleater-Kinney.

Attenti però: se state pensando di sedervi al tavolo sicuri che stavolta soddisferete solo il vostro olfatto ma non il palato rimarrete verosimilmente delusi, visto che il menù delle signorine Kinney ci riserva ancora delle eccellenti portate. Certo, dopo il ricco cenone di due anni fa, nel loro locale si sono seduti un po’ tutti e ai vecchi clienti si sono aggiunti anche loschi imprenditori convinti di poter trasformare quel localino ricco di odori ruspanti e selvaggina allo spiedo in un take away saturo di cibi precotti e bibite sgasate.

Ovvio che il timore che l’ufficio gestione del locale di Olympia si lasciasse abbindolare da certe promesse di facili guadagni fosse lecito ma vi assicuro che dopo 40 minuti di assaggi alzerete le vostre chiappe dalle sedie pienamente sazi ed appagati, pronti per il rito del caffè e dell’ammazzacaffè.

Poco o nulla è in realtà cambiato veramente: le cameriere sono ancora nervose ed isteriche (Memorize Your LivesThe End of You, Banned for the End of the World) se non addirittura epilettiche (Get Up) ma pronte a rimediare alle macchie di sugo sulle vostre cravatte (The Size of Your Love) con grande eleganza.

E anche se a volte si ha la sensazione di masticare un piatto riscaldato (Don’t Talk Like) non prendetevela con lo chef: quegli avventori in giacca e cravatta hanno lasciato il locale senza neanche fare un assaggio e tanta abbondanza non andava comunque sprecata.

 

Franco “Lys” Dimauro

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