ARTO LINDSAY – Cuidado Madame (Ponderosa Music & Art)  

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Ad un certo punto della sua carriera, dopo una costante ed annuale presenza discografica di grande prestigio, Arto Lindsay decide di disertare dai giradischi e dai lettori cd e di trasformare il suo viaggio metafisico nella cultura brasiliana in viaggio vero. Travolto dalla febbre brasiliana, si dedica ad allestimenti e parate che esporta in tutto il “mundo civilizado”, Venezia compresa.

Il suo rientro artistico in veste di musicista arriva dunque come una graditissima sorpresa. Ed è un rientro che ha addosso ancora i colori carioca delle sue produzioni degli anni Novanta. Intrecciate su impalcature elettroniche e percussive anziché gocciolare come muco sui ritmi sincopati di una bossanova, le canzoni di Lindsay sembrano dei giganti ragni bionici che si inerpicano sulle pareti di cristallo di Brasilia. Cuidado Madame è un disco pulsante che sconfina intenzionalmente nella jungle, nel glitch-pop e nel trip-hop, erbe sintetiche che aggrediscono spesso il territorio lasciando però lo spazio per piccole aiuole di malinconia tropicalista quasi incontaminata (Seu Pai, Pele de perto). Ancora una volta siamo davanti ad un’opera architettonica che è “anche” musicale, al cospetto di un Brasile dove si intrecciano tribalismo arcaico e una fortissima spinta verso il futuribile, fedele alla sua tradizione eppure predisposto a tradirla. Come tutti gli uomini del mondo.

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

DAVID SYLVIAN – Blemish (Samadhi Sound)  

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Blemish è il suono onomatopeico della polverizzazione del sogno d’amore di David Sylvian. Immerso in un isolamento fisico che diventa psicologicamente devastante, il musicista inglese partorisce un disco inquietante e sinistro, sospeso su ioni  atomici dentro cui Sylvian si rannicchia in posizione fetale.

È l’eco di stanze desolate, abbandonate anche dai “fantasmi” che le avevano imbrattate di gelatina sulla Ghosts di ventidue anni prima. Acquari disertati dai suoi abitanti, serpentine e resistenze elettriche che friggono senza più nessun cibo da scaldare o da tenere al freddo per la cena della sera, piccoli apparecchi radio che modulano senza più fermarsi ad una stazione radio, vagando nell’etere come i nastri di Jurgenson, strumenti acustici che corrono senza successo dietro un diapason sordo, vecchie cineprese otto millimetri che proiettano pellicole color nicotina e fieno.

Blemish è il suono di un mondo, affettivo ed artistico, che si sta sbriciolando. Sotto queste macerie, che sono pulviscoli e piccole particelle di amianto e zinco, resta il corpo di un Sylvain inanimato come un pompeiano inerme davanti al disastro.

Il mondo incantato di David Sylvian si frantuma sotto i suoi e i nostri occhi. E noi ne avvertiamo la cupa vertigine.  

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 

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