SATURNIA – The Real High (Elektrohasch) / SUN DIAL – Made in the Machine (Sulatron)  

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Due band (anche se dietro i Saturnia si nasconde in realtà il solo Luis Simões) con un lungo passato. Due band che all’armonia dei corpi celesti hanno dedicato non solo il loro nome ma il loro intero viaggio musicale. Due band, portoghese l’una, britannica l’altra, che arrivano a pubblicare in simultanea due dischi complementari. Quasi come se le loro orbite si fossero incrociate o sovrapposte.

Seppur non si tratti di due dischi “a ricalco” è legittimo supporre che chi si trovasse a vagare piacevolmente tra le polveri cosmiche degli uni, trarrà analogo piacere a respirare le altre, simili per composizione chimica ed effetto tossico.

Il DNA dei Saturnia e dei Sun Dial si compone di lunghi filamenti pinkfloydiani e di spirali raga. Sitar, dulcimer, sintetizzatori, corde arpeggiate, modulatori. E nel caso dei Sun Dial qualche flash grebo che rimanda ai tempi lontani degli Ozric Tentacles.

Se è questo il liquido amniotico in cui vi piace rannicchiarvi in posizione fetale o lanciarvi in posa da uomo vitruviano, sintonizzate qui le vostre antenne.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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LUCKY BISHOPS – Lucky Bishops (Woronzow)

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Immaginate che l’Inghilterra sia una spugna immersa in un bel mare zuccheroso di frutta caramellata. Bene, supponete ora di afferrare questa spugna e di strizzarla, ancora gonfia, su una fruttiera ricolma di fragole, gelsi rossi e polpa d’ananas.

Il risultato finale potrebbe non far felice il vostro odontoiatra ma potrebbe però lambiccarvi il cuore e questa cura omeopatica avrebbe un nome: Lucky Bishops.

Il loro album d’esordio è di una bellezza pop disarmante: rivoli psichedelici fuoriusciti dal Revolver brandito dai Beatles, il beat stile liberty dei Kinks maturi, angoli bucolici vicini allo spirito di Gorky’s Zygotic Mynci, ricami LYSergici colati da uno spartito degli XTC. Il tutto tenuto insieme da una girandola di colori dalle tinte elettriche. Un tuffo nel mare della psichedelia gregoriana.

 

Franco “Lys” Dimauro

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GIÖBIA – Introducing Night Sound (Sulatron)

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Qualcuno finalmente si sarà accorto di loro, adesso che hanno aperto per i Black Angels. Chissà. Nel frattempo però, per licenziare il terzo disco, i milanesi Giöbia sono dovuti approdare alla corte della crauta Sulatron, casa di Vibravoid, Electric Moon, Causa Sui e altri mostri psichedelici contemporanei. Poco male, perché la band lombarda sembra aver trovato la sua connotazione e identità perfetta, a livello iconografico, strutturale e promozionale.

Introducing Night Sound è un disco inquinato di psichedelia, shoegaze, space rock, banghra surf, prog, un pizzico di new-wave e un pugno abbondante di grebo. È un suono sovrastrutturato e a tratti quasi terapeutico grazie all’uso di qualche strumento insolito come il sitar elettrico o il bouzouki, parecchio lontano da quello del Beyond the Stars che ce li fece conoscere tanti anni fa nonostante certe inclinazioni etniche rimangano sottotraccia, esaltando il gusto esotico di alcuni segmenti della musica dei Giöbia. Bellissime le due cover di Santana e Electric Prunes che si affiancano, esaltandoli, ai sette originali scritti dal gruppo.

Non è mica vero che qui in Italia ogni volta che fai un passo pesti una merda. A volte capita di trovare pure qualche moneta. Che poi ce le facciamo fregare dai tedeschi è anche colpa nostra.

 

                                                                                               Franco “Lys” Dimauro    

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