SONIC YOUTH – Bad Moon Rising (Homestead)

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Nei primi anni Ottanta i Sonic Youth raccolgono tutte le paure della società americana e le bruciano nel rumore. Bad Moon Rising è il disco che disperde nel cielo newyorkese quelle esalazioni. Nessuna canzone da cantare, nessun riff da emulare. Un lungo muro del pianto per chitarre trattate e dissonanze epidermiche.

L’angoscia chiusa in una trappola di ragnatele voraci. E’ il pusher dei Velvet Underground che è finalmente sceso dal suo ammezzato della 125ma strada della Lexington Avenue Line e ci porge la sua busta di odio. Dopo diciotto anni.

E’ la profezia del no-future teorizzata dagli Stooges e dai Sex Pistols che è venuta per avverarsi. Perché tutto sia compiuto.

Non c’è apologia del male. C’è solo il suo stridore metallico, incessante, prolungato. Sono binari d’acciaio e sirene di ferry boat che annunciano la sua venuta. Un sottomarino arrugginito che accoglie puttane, sadici, serial killer, fanatici religiosi, criminali e dementi e li porta giù sotto le acque putride della Grande Mela, annientandoli assieme ai fantocci della libertà esposti al pubblico. Sono campane che suonano all’unisono con gli sbuffi di vapore dell’ultimo treno che ha ancora la presunzione folle di solcare le terre emerse. Sono dannati che mordono altri dannati, come una visione Dantesca di famelica demenza.

Una voragine di paura e peccato.

Proprio sotto Sodoma, proprio sotto Gomorra.

E’ il Mar Morto, fanciulli.

Portate via le vostre belle facce da qui.       

 

 

                                                                                    Franco “Lys” Dimauro     

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