ARCADE FIRE – Funeral (Merge)

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L’appuntamento è in una chiesa di Montréal, Quebèc.

L’occasione, un funerale.

Dentro però cantano tutti. Come fossimo finiti dentro Hair o in uno di quegli altri musical capelloni e tardo-hippie degli anni Settanta.

Dopo Electro-Shock Blues degli Eels ecco dunque un altro disco che canta di morte, stavolta in maniera corale, in una condivisione acquiescente del trapasso, nella contemplazione incantata del mistero che da sempre avvolge la morte e nella retorica enigmatica che circonda quel momento. 

Eppure non c’è lutto nella musica della band canadese. Tutto si colora come in un carnevale. Win Butler e sua moglie Régine prendono qualche tubetto di vernice spray e pitturano questo cimitero con spruzzi di colore, in una celebrazione pantomimica ed esorcistica della morte.

La musica degli Arcade Fire vibra di colore, tintinna e luccica come una campana nei dì festivi, in questo bagliore che è metà festa paesana e metà apoteosi new-wave. Win presenzia col suo cappello di feltro e la sua voce da McCulloch evirato mentre la sua donna con la sua cesta di vimini passa tra i banchi raccogliendo oboli e ringraziando con timbro Bjorkiano senza scomporsi più di tanto.

Tutt’intorno a loro la sala si riempie di suppellettili e ammennicoli vari. Pianoforti, campanelline, fisarmoniche, glockenspiel, tamburi di latta, mandole, arpe, corni francesi, vibrafoni, festoni e trombette a soffio a tirare su questa messinscena da carovana in festa che ha qualcosa di epico e allo stesso tempo di gagliardamente kitsch, come se le Violent Femmes ballassero la quadriglia assieme agli Abba, imbellettati e impomatati a dovere. 

Sullo sfondo passano alcune scenografie di folk trasversale, sull’asse Mercury Rev/Lambchop/Yo La Tengo e primi Pulp e qualche vecchio ma sgarciante filmato degli XTC, pure quello a colori. 

E’ il folk alternativo di pan di zucchero. Come far morire Johnny Cash di diabete e riderci pure sopra.

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

 ArcadeFireFuneralCover