ULLI LOMMEL – Blank Generation (MVD Visual)

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Non è il film di Ivan Kral sulla scena punk di NY ma l’omonima pellicola di quattro anni più giovane consegnata agli annali più per le performance dei Voidoids che per la partecipazione di Richard Hell in qualità di modesto attore.

Hell fu molto critico sul film allora e lo è ancora oggi ma, ora che in qualche modo ha deciso di rimettere ordine nella cantina di casa, assiste a questa riedizione in DVD seguendo il processo di digitalizzazione e lasciandosi intervistare da Luc Sante nel making of stipato in fondo al dischetto. E il fatto di aver acquistato un DVD di cui parlano male gli stessi protagonisti subito dopo essertelo sucato per 80 minuti, ti fa sentire un idiota. Blank, appunto.

Che dire? Il film è osceno. Non nel senso che si tratta di un pornazzo ma in quanto manca del minimo richiesto ad un film: una sceneggiatura passabile e una recitazione che vada oltre l’approssimazione da dilettante. Blank Generation non ha ne’ l’una ne’ l’altra cosa e soffre, anche dopo il restauro, di una vivacità di colori e di audio praticamente vicina a quella del viso di Nosferatu.

 

 

 

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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AA. VV. – Punk In London / Punk In England (MVD Visual)

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Wolfgang Buld fu una delle tante anime creative che alimentarono la scena punk inglese. Attratto dal fuoco che bruciava per le strade di Londra e di tutta l’Inghilterra alla fine degli anni Settanta, decise di documentare il “decline of british civilization” con i suoi scatti e le sue riprese.

Questi due titoli fanno parte della trilogia (il terzo DVD apre lo zoom la cocente scena reggae della capitale che avrebbe avuto un’influenza seminale sull’evoluzione del concetto di punk rock, basti pensare ai Clash sandinisti, al Pop Group, alle Slits, ecc. ecc.) che Wolfgang realizzò per la BBC e dentro la quale si respira tutta l’urgenza di una scena che stava ridefinendo i canoni estetici e musicali della giovane Inghilterra.

Dentro il suo primo documentario ci sono stralci di concerti (Jam, Chelsea, Clash, Lurkers, X-Ray Spex…), interviste (Miles Copeland della Illegal, il team della Rough Trade, Jimmy Pursey, Kevin Rowland, ecc.) e aria da fogna metropolitana.

Bianco, nero, rosso e pochi altri colori sbiaditi nonostante la rielaborazione digitale.

Come un vecchio numero di Sniffin’ Glue che prenda forma dentro un tubo catodico. In aggiunta l’ intero set suonato dai Clash a Monaco nel tour del 1977.

Il secondo DVD allarga l’obiettivo su una scena che si sta già ridefinendo, macchiandosi col nero della musica giamaicana e della Motown e col grigio delle intemperie dark-wave. Slits, Siouxsie and The Banshees, Specials, Secret Affair, Ian Dury, Madness, Pretenders diventano le nuove icone del dopo-punk.

Rude boys, regine dark, cravattini di pelle, dreadlocks cominciano ad insinuarsi nella scena punk e ne creano gli sbocchi creativi che le permetteranno di sopravvivere a se stessa. Da quel momento solo gli idioti continueranno a credere che il punk fosse morto senza comprendere che, semplicemente, era altrove.

Ottimo il lavoro di rifinitura audio che rende facilmente ascoltabile anche ciò che, molto spesso per limitazioni imposte dalle tecniche dell’ epoca, ascoltabile non era.

 

                       

                                                                                              Franco “Lys” Dimauro

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AA. VV. – U.S. Blues Tour ’63 (Ozit Morpheus)

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Dura poco, troppo poco questo splendido documentario della Ozit.

Sono i primi anni Sessanta e il blues “sbarca” in Europa. È il promoter tedesco Horst Lippman ad aprire le porte del vecchio continente all’invasione del blues di Chicago. Che dalla strada passa in tivù, nonostante la bocca sdentata di Sonny Boy Williamson sia mille miglia distante dalle attrattive rassicuranti di un Donnie Lonegan o dei fratellini Everly. È un fiume in piena che stravolge la giovane Europa e la cui forza impattiva è qua ben documentata dalla chitarra a nove corde di Big Joe Williams all’harp blues infilata nella caverna labiale di Sonny Boy che i giovanissimi Yardbirds avrebbero catturato per il live uscito nel ‘66, dal piano boogie di Otis Spann alle sincopi smooth di Lady Victoria Spivey, dall’ esilarante balbuzie di Muddy Waters alla grinta acustica di un Lonnie Johson ormai sessantaquattrenne. Tutto reso con un’eleganza che non tradisce la natura ruspante del blues americano e senza soluzione di continuità.

Davanti a loro un pubblico ancora compito e incredulo che di lì a poco sarebbe stato travolto dalle riletture selvagge di Stones, Yardbirds, Animals e Them.

Non cercate menu e sottomenu, la portata qui è servita per intero, con un’ottima resa audio e bellissime riprese in B/N. Un viaggio brevissimo ma intenso, come un morso ai coglioni.

 

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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DAVE TRAVIS – A History Lesson part 1 (Historical)

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Una massa informe di rumore lacerante. Sono le dita di Freddie Krueger che sbrandellano la tela del punk americano e mostrano le loro lame nude, ad un palmo dal tuo viso. E’ l’hardcore americano dei primi anni Ottanta. Quello che precede Zen Arcade. Dave Travis a quel tempo è un adolescente annoiato che smanetta con le videocamere di papà, cameraman di professione. Poi, a un concerto degli X scopre il punk e finalmente trova per cosa essere felice. Si infila in ogni concerto e filma tutto. Ore e ore di registrazioni private che documentano una scena in fermento dove nessun gruppo suona come un altro eppure tutti guardano il cielo. Filmati assordanti e rarissimi (quello dei Redd Kross ad esempio documenta l’unica esibizione con le belle chiappe di Vicky Peterson ancora nella band, NdLYS) di un’epoca gloriosa in cui il rock alternativo faceva ancora paura e che adesso Dave inframmezza con interviste agli stessi protagonisti (i Minutemen, i Meat Puppets, i Twisted Roots di Dez Cadena e, appunto i fratelli McDonald).

Tutto risolto in modo molto amatoriale, secondo una concezione del do it yourself che ben si adatta alla faccenda. Una visita guidata tra le bestie del punk americano, prima che gli attaccassero le museruole.

 

Franco “Lys” Dimauro

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BRIAN ENO – The Man Who Fell to Earth (1971-1977) (MVD Visual)

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Esce orfano del beneplacito di Eno e della sua partecipazione diretta al progetto questo documentario sui primi otto anni dell’ incredibile parabola artistica del marziano piovuto sulla Terra nel lontano del 1971 e destinato a cambiare l’asse di rotazione della musica terrestre.

In realtà Eno non è l’unico latitante (anche se dentro ci sono degli estratti di intervista risalenti a qualche anno prima) del progetto. Nessuno dei “grossi nomi” con cui Brian ha condiviso quegli anni della sua carriera è stato in alcun modo trascinato nella realizzazione del DVD. Non c’è Bowie, non c’è Byrne, non c’è Fripp, non c’è Manzenera e neppure Bryan Ferry. Ovvero tutto quello che avrebbe reso appetibile The Man Who Fell to Earth pure a chi Eno lo ha sfiorato solo di striscio, senza manco saperlo. Come si incrocia qualcuno per strada mentre si guardano le vetrine del centro. Peccato, perché per il resto, dagli splendidi video d’ epoca agli aneddoti sulle sue macchine prodigiose raccontati dagli altri nomi coinvolti (che vanno dal biografo ufficiale di Eno a Jon Hassell dal critico Robert Christgau a Lloyd Watson) siamo davanti a un ottimo lavoro di sartoria digitale, allo srotolarsi di una favola moderna di un eccentrico profeta dell’ arte pop.

Franco “Lys” Dimauro

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HÜSKER DÜ – Live from The Camden Palace 1985 (OutrèOuvre/MRA Entartainment)

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Si riaccende, timidamente, l’interesse verso gli Hüsker Dü. Una raccolta di demo del primo periodo in uscita il prossimo mese e una selezione di performance live a Settembre dovrebbero addolcire la bocca ai tanti che aspettano le ristampe del loro catalogo ufficiale, bloccate da dispute legali ancora irrisolte (prima con la SST, oggi tra loro stessi, NdLYS). Questo DVD pubblicato in Australia ne è conferma. In realtà si tratta della riedizione di un vecchio VHS pubblicato dalla Trilion che riprendeva per intero il set degli Hüskers alla loro prima data inglese, sotto le tegole del Camden Palace. Niente di più e niente di meno. Nel senso che non ci sono extra di nessun tipo. Solo, nuda e cruda, la musica degli Hüsker Dü. Senza la quale, ormai da venti anni, siamo tutti infinitamente più poveri. Mould, Hart e Norton portarono il punk dove non era mai stato prima di allora e lo fecero con tre facce da camionisti di provincia, portando sul palco nient’altro che la loro musica. Che era furiosa e famelica, permeata di solitudine e di rabbia. Che parlava di rivoluzioni davanti allo specchio di casa e che la rivoluzione la fece veramente, traghettando il rock indipendente fin dentro quei mari popolati da barracuda e piranha.

Bestie voraci.

Ma che almeno pagavano le royalties, si sarebbe scoperto.

Un’ora assieme agli Hüskers.

Forse è vero: non c’è bisogno di nessun extra.

 

 

Franco “Lys” Dimauro

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MC5 – Sonic Revolution: A Celebration of The MC5 (MuscleTone)

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La parola Rivoluzione è un termine inflazionato. Usato a mò di slogan generazionale pur avendo ormai da tempo perso il suo valore shockante. Non sfugge alla regola nemmeno questo DVD dedicato a un evento che di Rivoluzionario ha avuto ben poco: è lo show Londinese tenuto da Wayne Kramer, Michael Davis e Dennis Thompson il 13/03/2003 con un gruppo di special guests e sponsorizzato dalla Levi‘s. Una tristezza infinita simile alle conventions dei reduci del Vietnam. Un repertorio inviolabile, ovviamente, ma tenuto su con i puntelli. Dave Vanian privo di grinta sembra il vampiro di se stesso, mentre Ian Atsbury è già la caricatura Morrisoniana che si muove ora tra i rifiuti dei Doors. Molto meglio il buon Lemmy che arroventa di armonica Sister Anne ma tutto lo show è la negazione stessa del concetto furioso di rock ‘n roll show. La sezione migliore, anche se breve, è affidata a qualche reperto d’epoca (tra cui una preistorica esecuzione di Black to Comm) che accresce il senso di smarrimento acuendo il confronto tra quello che fu e quello che è, oggi, il mondo degli MC5.

 

                                                                                                Franco “Lys” Dimauro

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X – The Unheard Music (MVD Visual)

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C’è stato un periodo che ero innamorato folle di Exene Cervenka.

Era il periodo di The Unheard Music.

Exene con le braccia serrate ad X.

Exene che regge un canzoniere di canzoni country mentre suo marito intona vecchi standard alla chitarra acustica.

Exene vestita da fantasma come in un vecchio film muto.

Exene che scrive lettere gonfie di amore e di ricordi alla sorella Mary.

Exene senza nessuno scudo, al centro del palco, a dare una voce al rumore della sua città.

Disperati e romantici, sono gli X che non hanno ancora sbagliato un disco e che invece di lì a poco sbaglieranno tutto, musicalmente e sentimentalmente.

 

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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