DAVID BOWIE – EART HL I NG (Virgin)  

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A metà del guado degli anni Novanta, la jungle, il drum ‘n bass, il breakbeat sono la “nuova cosa” che sta rivoluzionando la musica mondiale, ridando prestigio alla musica elettronica e conquistando il mondo del rock. Fin troppo ovvio che Bowie, da sempre permeabile alle novità e desideroso di percorrere strade inesplorate e riadattarle alla sua bisogna, ne rimanga affascinato. EART HL ING, frantumato sin dal titolo, è il disco con cui Bowie piega la sua musica alle sincopi frenetiche delle nuove frontiere della musica elettronica.

Buona parte del lavoro (Telling Lies, il “prodigyoso” singolo Little Wonder, Battle for Britain) è intessuto su queste meccaniche di ritmi cibernetici e distorsioni che sembrano frenare o sbuffare come locomotive su questo tappeto ritmico franoso, oppure si dischiude su improvvisi riff di chitarra che spuntano come massi mentre tutto il resto scorre liquido come un fiume ingrossato dalle piogge, ricordando volutamente le rocciose slavine dei Pixies (che erano una fisima per Bowie già ai tempi dei Tin Machine e tale resteranno fino ad Heathen, NdLYS), come succede nella bella Seven Years in Tibet o sulla The Last Thing You Should Do percorsa da un vibrante duello tra batteria e synth con Bowie intento a imbucare la sua voce dentro una bottiglia d’acqua per poterla trasformare in quella di un crooner luciferino e sinistro.

Gli eccessi climatici da coma di 1.Outside sono spazzati via da una bella giornata di sole. Bowie guarda il cielo quasi sgombro di nuvole, impavido e statuario, avvolto nella sua Union Jack.  

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro

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LAYO & BUSHWACKA! – Low-Life (End Recordings)

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Se andate a Londra e decidete di ficcarvi dentro lì ecosistema di chiappe e mammelle che affollano il The End, troverete il Mr.  Matthew Bushwacka dietro al banco dei piatti.

Mister Layo Paskin seduto dietro a quello degli incassi.

Se invece un po’ di aria del club londinese decidete di portarvela a casa, eccovi pronto il disco che i due hanno approntato giocando sui ritmi e sui paesaggi che sono loro familiari. Detroit…Chicago…luci stroboscopiche accese su grattacieli di vetro e metallo, ingegneria urbana applicata al ritmo che raggiunge soglie vicine alla perfezione nel cuore del disco, laddove si accendono le sincopi ritmiche di Kusekhaya.

La giungla, ma quella vera stavolta.

Sfuggendo alle suggestioni di campionamenti dal rapido ma biodegradabile effetto, Layo e Bushwacka filmano su fotogrammi ritmici austeri ma avvenenti il tramestio erotico di beats che si corteggiano e copulano ondeggiando fino all’epilogo ormonale affidato al singolo Ear Candy. Misure e simmetrie che costruiscono uno dei più calibrati dischi di breakbeat finora realizzati.

 

                                              Franco “Lys” Dimauro

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