RANCID – …and Out Come the Wolves (Epitaph)

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Nel 1994 il contenitore punk incontra il gusto del pubblico alternativo e si impone come genere di successo. Dapprima è Dookie dei Green Day, poi Smash degli Offspring quindi Punk In Drublic dei NOFX e Stranger Than Fiction dei Bad Religion a conquistare le masse facendo scendere gli eroi del grunge dal podio e insediandosi al loro posto.

…and Out Come the Wolves, terzo album dei californiani Rancid, arriva un po’ più tardi, nell’estate del 1995 ed impone definitivamente la Epitaph come l’etichetta più figa del momento sancendo il momento d’oro del punk-rock. Rispetto agli altri “eroi” della nuova onda i Rancid sembrano i più vicini ad un concetto e ad una iconografia punk old-style. Dalla copertina che è un omaggio “crestato” ai Minor Threat al suono devoto a quello degli amatissimi Clash e, al pari di quello e della band da cui hanno preso origine (gli Operation Ivy del chitarrista Tim Armstrong e del bassista Matt Freeman), fortemente influenzato dallo ska e dal reggae giamaicani. Dei quaranta pezzi che i Rancid portano in studio, diciannove finiscono dentro …and Out Come the Wolves che riecheggia di accordi rubati a Clash City Rockers e Career Opportunities e alla vecchia scuola punk/Oi! Inglese fatte salve le pause skankin’ di Time Bomb, Daly City Train e Old Friend.

Puro revival, ma con la giusta dose di rabbia e l’abilità non comune di saper scrivere degli anthem immediati.

Chi si è fermato a questo, vedendo nei Rancid l’ennesimo furbo tentativo di plagio, buca clamorosamente l’appuntamento con uno dei migliori dischi punk del decennio e con una scaletta che non ha neppure un gradino traballante.

I Clash non torneranno. Ed è meglio così.

Ora smettetela di rodervi il fegato e tornate a divertirvi.  

 

 

                                                                                  Franco “Lys” Dimauro  

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